Rilancio delle attività musicali: modalità di fruizione del credito d’imposta

Il credito d’imposta è riconosciuto alle imprese produttrici di fonogrammi, di videogrammi musicali e alle imprese organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo nella misura del 30% dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali (Agenzia Entrate – provvedimento 23 dicembre 2015, n. 164098).

Possono usufruire dell’agevolazione fiscale soltanto le imprese esistenti dal 1° gennaio 2012 che hanno speso un importo corrispondente all’80% del beneficio concesso nel territorio nazionale, privilegiando la formazione e l’apprendistato in tutti i settori tecnici coinvolti e che sono controllate da un editore di servizi media audiovisivi.
Il credito d’imposta è concesso per gli anni 2014, 2015 e 2016 e solo per le opere prime o seconde a esclusione delle demo autoprodotte, dei nuovi talenti definiti come artisti, compositori o artisti-interpreti.
Nel caso di gruppi di artisti, il gruppo può usufruire del credito d’imposta solo se nella stessa annualità più della metà dei componenti non ne abbiano già usufruito.

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici ENTRATEL e FISCONLINE messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Ciascun modello F24 è soggetto al controllo automatizzato da parte dell’Agenzia delle Entrate in virtù dei dati ricevuti da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Se dai controllo risulti che l’importo del credito d’imposta utilizzato risulti superiore all’ammontare del credito concesso, ovvero nel caso in cui l’impresa non rientri nell’elenco dei soggetti ammessi al beneficio, il relativo modello F24 viene scartato.

Il regime forfetario viene modificato dalla legge di stabilità

08 genn 2015 Il Governo con la legge 28 dicembre 2015, n. 208 – legge di stabilità per l’anno 2016 – con i commi 111, 112 e 113 dell’articolo 1 ha apportato modifiche al regime forfetario previsto dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità per l’anno 2015).

 

La seguente condizione richiesta per poter accedere al regime agevolato è stata abrogata:
“i redditi conseguiti nell’attività d’impresa, dell’arte o della professione sono in misura prevalente rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; la verifica della suddetta prevalenza non è, comunque, rilevante se il rapporto di lavoro è cessato o la somma dei redditi d’impresa, dell’arte o professione e di lavoro dipendente o assimilato non eccede l’importo di 20.000 euro.”.
Tra i soggetti che invece non possono avvalersi del regime in oggetto sono stati inseriti i seguenti:
“i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.”.
Al fine di favorire l’avvio di nuove attività, per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i quattro successivi (e non più per i due successivi), l’aliquota ( e non più il reddito) è stabilita nella misura del 5 per cento.
Quest’ultima disposizione si applica, per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019, anche ai soggetti che nel 2015 hanno iniziato una nuova attività, avvalendosi della disposizione vigente anteriormente all’attuale modifica.
Il reddito forfettario costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35 per cento.
Infine, il valore soglia dei ricavi/compensi è così modificato:

Valore soglia dei ricavi/compensi
1Industrie alimentari e delle bevande(10-11)45.00040%
2Commercio all’ingrosso e al dettaglio45- (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7)-47.950.00040%
3Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140.00040%
4Commercio ambulante di altri prodotti47.82 – 47.8930.00054%
5Costruzioni e attività immobiliari(41 – 42 – 43) – (68)25.00086%
6Intermediari del commercio46.125.00062%
7Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione(55-56)50.00040%
8Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi(64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88)30.00078%
9Altre attività economiche(01 – 02 – 03)- (05 – 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84) – (90 -91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) -(97 – 98) – (99)30.00067%».

Tassazione ridotta sui premi di produttività in busta paga

8 gen 2015 Con la Legge di Stabilità 2016 è stato introdotto nuovamente il regime di tassazione agevolata degli emolumenti percepiti da dipendenti del settore privato in relazione ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, cd. “premi di produttività”.

Le disposizioni che regolano il regime di tassazione agevolata dei “premi di produttività” sono contenute nei commi da 182 a 189, dell’articolo 1, della Legge di Stabilità 2016.
A decorrere dal 1° gennaio 2016, salva espressa rinuncia scritta del lavoratore, i premi di risultato di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base di specifici criteri, nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, godono di un regime di tassazione agevolata.
In particolare, tali emolumenti, entro il limite di importo complessivo di 2.000,00 euro lordi sono soggetti a una imposta sostitutiva pari al 10% in luogo dell’ordinaria tassazione IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.
Il predetto limite è aumentato fino ad un importo non superiore a 2.500 euro per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro.

RINVIO PER LE REGOLE DI ATTUAZIONE

La Legge rinvia all’emanazione di un decreto ministeriale, da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, che dovrà stabilire:
– i criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
– le modalità attuative del regime fiscale agevolato, compresi gli strumenti e le modalità di partecipazione dei dipendenti all’organizzazione del lavoro;
– le modalità del monitoraggio dei contratti aziendali o territoriali, che regolano il riconoscimento degli emolumenti agevolabili.

CONDIZIONI DI RICONOSCIMENTO DEL BENEFICIO

Il beneficio trova applicazione in favore dei dipendenti del settore privato, con riferimento agli emolumenti agevolabili erogati in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e di contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria.
La tassazione agevolata può essere applicata a condizione che i lavoratori risultino titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno precedente quello di percezione degli emolumenti agevolabili, a 50.000,00 euro.
Qualora il datore di lavoro tenuto ad applicare l’imposta sostitutiva non è lo stesso che ha rilasciato la certificazione unica dei redditi per l’anno precedente, ai fini del riconoscimento del beneficio, il dipendente è tenuto ad attestare per iscritto l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nel medesimo anno.

Indennità di missione dei medici: per il Fisco restano imponibili

7 gen 2016 Nonostante la pronuncia della Corte di Cassazione che ne ha riconosciuto l’esenzione, l’Agenzia delle Entrate conferma la piena imponibilità delle somme corrisposte dalle Aziende sanitarie a titolo di rimborso spese ai medici specialisti ambulatoriali convenzionati quando svolgono l’incarico presso ambulatori ubicati in un comune diverso da quello di residenza – cd. “rimborso spese di accesso” (Risoluzione 21 dicembre 2015, n. 106/E).

È stato chiesto il parere dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento fiscale applicabile alle somme corrisposte ai medici specialisti ambulatoriali convenzionati a titolo di rimborso spese per gli spostamenti casa-lavoro, quando svolgono l’incarico presso ambulatori ubicati in un comune diverso da quello di residenza (cd. “rimborso spese di accesso”), in seguito alla pronuncia della Corte di Cassazione (ordinanza 2 aprile 2015, n. 6793) che ne ha riconosciuto l’esenzione, mentre un precedente intervento del Fisco ne aveva sancito la piena imponibilità (risoluzione n. 107/2000).

LA TESI A FAVORE DELL’ESENZIONE

La Corte di Cassazione ha affermato la non imponibilità IRPEF delle somme in esame, in ragione di una loro funzione risarcitoria e non retributiva.
I giudici hanno evidenziato, in particolare, che il “rimborso spese di accesso” è determinato con specifica parametrazione rispetto al chilometraggio effettivamente percorso ed al costo del carburante di tempo in tempo rilevato, sicché non vi è dubbio che l’indennità corrisposta al medico per l’incarico svolto assolva alla concreta funzione di ripristinare il patrimonio del prestatore d’opera depauperato per causa degli esborsi effettivamente sostenuti nell’interesse dell’amministrazione datrice di lavoro.
Secondo un principio consolidato in giurisprudenza, infatti, assumono funzione risarcitoria, e non retributiva, le somme corrisposte al dipendente in relazione all’attribuzione di incarichi che comportino spese superiori a quelle rientranti nella normalità della prestazione lavorativa, e quindi tali da rendere l’incarico depauperativo rispetto alla posizione dei dipendenti che percepiscano pari retribuzione in relazione ad incombenze diverse, non potendosi ravvisare alcuna ragione ostativa all’applicazione del principio nella modalità del rimborso – di tipo forfetario anziché a piè di lista, quando le prestazioni fuori sede siano state dal dipendente effettivamente rese.
Dalla natura risarcitoria discende l’esenzione di tali somme.

LA TESI A FAVORE DELL’IMPONIBILITÀ

L’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che secondo le disposizioni sulla determinazione del reddito di lavoro dipendente è prevista l’imponibilità di tutte le somme e valori, a qualunque titolo percepiti, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.
Con riferimento al “rimborso spese di accesso”, in particolare, ha evidenziato che:
– esso è corrisposto ai medici specialisti ambulatoriali interni, in ragione dei loro spostamenti dal Comune di residenza al luogo di lavoro, sempreché lo specialista non risieda nello stesso Comune sede del presidio di competenza;
– riguardo alle somme corrisposte e ai servizi prestati in relazione agli spostamenti per raggiungere dal luogo di residenza la sede di lavoro, il legislatore ha previsto la non imponibilità delle sole prestazioni di servizi di trasporto collettivo rivolte alla generalità o a categorie di dipendenti;
– secondo consolidati orientamenti di prassi, eventuali indennità sostitutive del servizio di trasporto sono assoggettate interamente a tassazione, così come è interamente assoggettato a tassazione l’eventuale rimborso al lavoratore di biglietti o di tessere di abbonamento per il trasporto;
– non può essere assimilato ad indennità di trasferta o missione, poiché lo spostamento casa-lavoro avviene al di fuori dell’orario di lavoro e comunque a partire da un’abitazione scelta dal dipendente, mentre la caratteristica della trasferta/missione è lo spostamento del lavoratore dalla propria sede di lavoro al luogo di missione/trasferta, su incarico e per esclusivo interesse del datore di lavoro;
– che lo spostamento casa-lavoro deve ritenersi già compensato con l’apposita detrazione riconosciuta in funzione delle spese di produzione del reddito di lavoro dipendente.
In conclusione, secondo l’Agenzia delle Entrate, nonostante la pronuncia della Corte di Cassazione, deve ritenersi confermata l’imponibilità delle somme corrisposte a titolo di “rimborso di accesso” ai medici specialisti ambulatoriali.
Può ritenersi applicabile il regime fiscale delle trasferte nell’ipotesi in cui il medico sia autorizzato a recarsi al luogo di missione, e non al luogo di lavoro, partendo dalla sua residenza.

Invio dati spese sanitarie per 730 precompilato

L’Agenzia delle entrate ha chiarito la tempistica per l’invio dei dati relativi ai rimborsi delle spese sanitarie.

L’Agenzia ribadisce che le scadenze previste per l’invio dei dati sono le seguenti:
1) entro il 31 gennaio 2016, le strutture sanitarie e i medici trasmettono al Sistema Tessera Sanitaria i dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2015 per prestazioni non erogate o parzialmente erogate (allegato A al Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 31 luglio 2015);
2) entro il 28 febbraio (per il 2016 entro il 29 febbraio visto che il 28 è domenica), gli enti e le casse aventi esclusivamente fine assistenziale e i fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale inviano all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate nell’anno 2015 per effetto dei contributi versati dai contribuenti iscritti a tali enti e casse (bozza delle specifiche tecniche pubblicata sul sito dell’Agenzia il 23 dicembre 2015).
Resta pertanto fermo l’obbligo di trasmissione entro il 31 gennaio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi ai rimborsi effettuati dalle strutture sanitarie e dai medici per prestazioni non erogate o parzialmente erogate.

Interpelli tributari: approvate le modalità di presentazione e gestione delle istanze

5 gen 2016 L’Agenzia delle Entrate ha approvato le nuove modalità di presentazione delle istanze di interpello e quelle per la risposta da parte dell’ufficio, in seguito alla revisione della disciplina degli interpelli tributari (Provvedimento 4 gennaio 2016, n. 27).

Con il Provvedimento adottato l’Agenzia delle Entrate completa il processo di revisione della disciplina degli interpelli tributari definendo le modalità e i termini di presentazione delle istanze di interpello, nonché le regole di gestione delle stesse da parte dell’Amministrazione finanziaria.

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE

L’istanza di interpello deve essere redatta in forma libera ed esente da bollo.
L’istanza deve essere sottoscritta dal contribuente e presentata all’Ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate utilizzando una delle seguenti modalità consentite:
– consegna a mano;
– spedizione a mezzo raccomandata AR;
– presentazione in via telematica tramite PEC ovvero attraverso l’utilizzo del servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate.
Solo per i soggetti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato è consentita, altresì, la presentazione tramite posta elettronica ordinaria (PEL).
Al fine di consentire la presentazione dell’istanza tramite PEC (ovvero tramite posta elettronica ordinaria) il provvedimento n. 27/2015 individua gli inidirizzi di posta corrispondenti agli uffici competenti.

In caso di consegna a mano o di spedizione tramite raccomandata AR, l’istanza deve essere sottoscritta con firma autografa.
Nell’ipotesi in cui si opti per la presentazione tramite PEC, ovvero tramite Posta elettronica ordinaria (per i soggetti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato), l’istanza deve essere sottoscritta con firma digitale; in alternativa, può essere trasmessa la copia dell’istanza sottoscritta unitamente alla copia del documento d’identità valido.
Qualora, invece, la presentazione è effettuata tramite il servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate l’istanza si intende sottoscritta in virtù dell’identificazione informatica operata in fase di accesso al servizio stesso.

UFFICI COMPETENTI

La competenza a ricevere e gestire l’istanza di interpello è stabilita in base all’oggetto dell’istanza e alle caratteristiche soggettive del contribuente. In particolare:
– le istanze di interpello relative ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate devono essere indirizzate e presentate alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale del soggetto istante;
– le istanze di interpello relative all’imposta ipotecaria dovuta su atti diversi da quelli di natura traslativa, alle tasse ipotecarie e ai tributi speciali catastali, nonché quelle riferite a condizioni di obiettiva incertezza normativa in materia catastale, devono essere presentate alla Direzione Regionale nel cui ambito opera l’ufficio competente ad applicare la norma tributaria oggetto di interpello;
– le istanze di interpello relative ai tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate presentate da Amministrazioni centrali dello Stato, Enti pubblici a rilevanza nazionale e soggetti non residenti sono di competenza della Direzione Centrale Normativa;
– le istanze di interpello relative all’imposta ipotecaria dovuta su atti diversi da quelli di natura traslativa, alle tasse ipotecarie e ai tributi speciali catastali, nonché quelle riferite a condizioni di obiettiva incertezza normativa in materia catastale presentate da Amministrazioni centrali dello Stato, Enti pubblici a rilevanza nazionale e soggetti non residenti sono di competenza della Direzione Centrale Catasto, Cartografia e Pubblicità immobiliare;
– le istanze sull’abuso del diritto devono essere presentate alla Direzione centrale Normativa (in via transitoria fino al 31 dicembre 2017);
– le istanze relative alle stabili organizzazioni italiane dei soggetti non residenti devono essere presentate alla Direzione Regionale competente in relazione al domicilio fiscale della stabile organizzazione.

Qualora per errore l’istanza sia presentata ad un Ufficio diverso da quello competente, l’Ufficio ricevente trasmette direttamente a quello corretto l’istanza, informandone il contribuente.

TERMINI E MODALITÀ DI RISPOSTA

La risposta all’istanza di interpello è notificata o comunicata da parte dell’Ufficio competente, in forma scritta e motivata, entro 120 giorni dalla completa ricezione dell’istanza stessa e degli eventuali atti integrativi necessari all’esame dell’interpello. A tal fine, la risposta si intende notificata o comunicata al momento della ricezione da parte del contribuente.
La notifica o comunicazione di un invito, di una richiesta o della risposta da parte dell’ufficio può essere effettuata tramite messi notificatori, ovvero tramite raccomandata AR, ovvero telematicamente, attraverso la PEC o il servizio telematico, ovvero, per i soggetti non residenti che non si avvalgono di un domiciliatario nel territorio dello Stato, alla casella di posta elettronica ordinaria indicata nell’istanza.

INDIRIZZI “PEC” DEGLI UFFICI COMPETENTI A RICEVERE LE ISTANZE

Direzione centrale catasto cartografia e pubblicità immobiliare: (agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione centrale normativa: (agenziaentratepec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Abruzzo: (dr.abruzzo.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Basilicata: (dr.basilicata.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione provinciale Bolzano: (dp.bolzano.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Calabria: (dr.calabria.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Campania: (dr.campania.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Emilia Romagna: (dr.emiliaromagna.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Friuli Venezia Giulia: (dr.friuliveneziagiulia.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Lazio: (dr.lazio.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Liguria: (dr.liguria.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Lombardia: (dr.lombardia.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Marche: (dr.marche.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Molise: (dr.molise.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Piemonte: (dr.piemonte.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Puglia: (dr.puglia.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Sardegna: (dr.sardegna.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Sicilia: (dr.sicilia.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Toscana: (dr.toscana.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione provinciale Trento: (dp.trento.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Umbria: (dr.umbria.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Valle d’Aosta: (dr.valledaosta.gtpec@pce.agenziaentrate.it)
Direzione regionale Veneto: (dr.veneto.gtpec@pce.agenziaentrate.it)

INDIRIZZI “PEL” DEGLI UFFICI COMPETENTI A RICEVERE LE ISTANZE DEI CONTRIBUENTI NON RESIDENTI CHE NON SI AVVALGONO DI UN DOMICILIATARIO NEL TERRITORIO DELLO STATO

Direzione centrale catasto cartografia e pubblicità immobiliare: (dc.ccpi.interpello@agenziaentrate.it)
Direzione centrale normativa: (dc.norm.interpello@agenziaentrate.it)

Arriva la S.C.I.A. per i magazzini generali

Approvata la Segnalazione Certificata di Inizio Attività per l’inizio, la modifica e la cessazione dell’attività dei magazzini generali (Ministero Sviluppo Economico – circolare 22 dicembre 2015, n. 3684/C).

L’intera vita dei magazzini generali, sia in sede costitutiva, sia in sede modificativa e sia in sede di cessazione dell’attività deve essere comunicata con la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.). Ne consegue pertanto che ogni Segnalazione relativa all’avvio, modifica o cessazione dell’attività deve essere trasmessa contestualmente alla Comunicazione Unica, all’ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio competente per territorio, che immediatamente la trasmette allo Sportello Unico per le attività produttive (S.U.A.P.) e per il tramite di questo al Ministero dello Sviluppo Economico.
In fase di avvio la S.C.I.A deve essere corredata dalle seguenti documentazioni e dichiarazioni sostitutive dalle quali risulta:
– il nome e domicilio del titolare o del rappresentante legale (che ai fini dell’avvio dell’attività devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’esercizio di attività commerciali);
– il capitale destinato all’acquisto dei terreni, alla costruzione dei fabbricati, degli impianti meccanici, dei raccordi ferroviari, per l’esercizio del magazzino, e le garanzie offerte all’erario, ai depositanti ed ai loro aventi ragione;
– l’indicazione delle categorie di merci il cui deposito il magazzino è destinato;
– l’indicazione dei locali destinati al magazzino;
– il regolamento relativo agli obblighi che l’esercente il magazzino assume rispetto alle  merci depositate.

In sede di modifica, invece, l’interessato deve aver cura di indicare la tipologia della modifica ossia se si tratti di modifica soggettiva (operazioni straordinarie, denominazione, capitale sociale), oggettiva (mutamento del regolamento del magazzino generale), minimale (modifiche inerenti la struttura in cui è svolta l’attività).
In riferimento alla sezione C – Cessazione dell’attività della S.C.I.A. l’impresa dichiara la completa cessazione dell’attività e chiede al Ministero dello Sviluppo Economico la liberazione della cauzione prestata.

Ad ogni segnalazione consegue la pubblicazione sul sito del Ministero.

Chiarimenti del Fisco sulla riforma del processo tributario

L’Agenzia delle Entrate fornisce i chiarimenti sulla riforma del processo tributario, attuata secondo principi di maggior efficienza del rito processuale e maggiori tutele per il contribuente con il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 – di seguito “decreto di riforma” (Circolare 29 dicembre 2015, n. 38/E).

Le modifiche introdotte con la “riforma del processo tributario” sono in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano in relazione a tutti i giudizi pendenti a tale data. Posticipata al 1° giugno 2016, però, l’applicazione delle nuove norme processuali riguardanti l’esecuzione provvisoria delle sentenze delle commissioni tributarie, l’esecuzione delle sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e l’esecuzione delle sentenze sugli atti relativi alle operazioni catastali.
In ogni caso, le nuove norme processuali saranno applicabili sia ai nuovi giudizi, sia a quelli pendenti alla data della loro entrata in vigore (1° gennaio 2016, ovvero 1° giugno 2016). A tal proposito la Circolare n. 38/E del 2015 sottolinea che secondo la relazione illustrativa del “decreto di riforma” non è stata ritenuta opportuna una previsione di applicabilità limitata ai soli nuovi giudizi, poiché un tale sistema avrebbe creato un nuovo rito, che coesistendo con il vecchio per le cause anteriori, avrebbe finito col generare confusione ed incertezze.

Ecco in sintesi le principali novità introdotte con la riforma alla disciplina del processo tributario:
– l’applicazione della “conciliazione giudiziale” è stata estesa anche al giudizio di appello e alle controversie soggette a reclamo/mediazione;
– l’ambito di applicazione dell’istituto del “reclamo/mediazione” è esteso alle controversie dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, alle controversie catastali, a quelle degli enti locali, degli agenti della riscossione e dei soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi e quelle di riscossione dei tributi e di altre entrate delle province e dei comuni (iscritti all’apposito albo);
– la disciplina della “tutela cautelare” è stata estesa a tutte le fasi del processo, recependo nella normativa i principi stabiliti in materia dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità;
– viene disposta “l’esecuzione immediata delle sentenze” non definitive concernenti i giudizi promossi avverso gli atti relativi alle operazioni catastali e di quelle (sempre non definitive) recanti condanna al pagamento di somme a favore dei contribuenti. In quest’ultima ipotesi, per pagamenti in favore del contribuente di importi superiori a 10.000 euro, l’esecuzione della sentenza può essere subordinata dal giudice alla prestazione di idonea garanzia da parte del contribuente. La disposizione si applica a decorrere dal 1° giugno 2016.
– il “giudizio di ottemperanza” diventa l’unico strumento per l’esecuzione delle sentenze, siano esse definitive o meno, escludendo la possibilità di ricorso all’ordinaria procedura esecutiva. Inoltre, viene affidata alla commissione tributaria in composizione monocratica, la cognizione dei giudizi di ottemperanza instaurati per il pagamento di somme di importo non superiore a 20.000 euro e, in ogni caso, per il pagamento delle spese di giudizio;
– è stato innalzato il “valore delle liti” in cui i contribuenti possono stare in giudizio personalmente, senza l’assistenza di un difensore abilitato. In particolare, il valore è stato portato dagli attuali 2.582,28 euro a 3.000,00 euro;
– è stata ampliata la categoria dei “soggetti abilitati all’assistenza tecnica”, nella quale sono stati inseriti i dipendenti dei CAF, in relazione alle controversie che derivano da adempimenti posti in essere dagli stessi CAF nei confronti dei propri assistiti.

MUD, confermato senza modifiche il modello per il 2016

Il modello MUD già utilizzato per il 2015 resta valido anche per le dichiarazioni da presentare entro il 30 aprile 2016. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 dicembre 2015 (di seguito “decreto”), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28/12/2015, infatti, ha approvato il MUD 2016 confermando lo stesso modello, le modalità e termini già approvati per lo scorso anno.

La disciplina contenente le regole di compilazione del MUD 2016, dunque, resta quella definita con il d.p.c.m. 17 dicembre 2014. Questo significa che il Modello, anche quest’anno, è articolato in 6 comunicazioni differenti:
– Comunicazione Rifiuti
– Comunicazione Veicoli Fuori Uso
– Comunicazione Imballaggi
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
– Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
– Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
Il “decreto” rinvia poi ai siti Internet del Ministero dello Sviluppo Economico,del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell’ISPRA, dell’Unioncamere, di Infocamere e di Ecocerved per le informazioni aggiuntive rispetto alle istruzioni di compilazione del MUD.

MODALITÀ E TERMINI DI PRESENTAZIONE

A partire dal 15 febbraio 2016 sarà disponibile il software per la compilazione e la presentazione del MUD 2016. Dalla stessa data saranno operativi il sito per la trasmissione del “MUD Telematico” e il portale per la compilazione del “MUD Semplificato”. Il MUD 2016 deve essere presentato entro il 30 aprile 2016.

Deve essere presentato esclusivamente in via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it, il MUD contenente una delle seguenti comunicazioni:
– Comunicazione Rifiuti;
– Comunicazione Veicoli fuori uso;
– Comunicazione Imballaggi, sia Sezione Consorzi che Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio;
– Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tuttavia, è riconosciuta la possibilità di presentare il MUD su supporto cartaceo, compilando la Comunicazione Rifiuti semplificata, ai soli produttori iniziali che producono, nella propria unità locale, non più di 7 rifiuti e, per ogni rifiuto, utilizzano non più di 3 trasportatori e 3 destinatari finali. In tal caso, la comunicazione rifiuti semplificata può essere spedita, utilizzando il frontespizio busta previsto, con raccomandata semplice (senza ricevuta di ritorno) alla Camera di Commercio competente. Non è prevista la possibilità di consegnare il MUD a mano.
Ai fini della presentazione telematica, invece, è necessaria la preventiva registrazione al predetto sito www.mudtelematico.it. Inoltre, il soggetto dichiarante deve essere in possesso di un dispositivo di firma digitale (Smart Card o Carta Nazionale dei Servizi o Business Key) valido al momento dell’invio. In alternativa, le associazioni di categoria, i professionisti e gli studi di consulenza, che curano la compilazione per conto del dichiarante, possono inviare telematicamente i MUD compilati per conto dei propri associati e dei propri clienti apponendo cumulativamente ad ogni invio la propria firma elettronica, sulla base di espressa delega scritta dei propri associati e dei clienti (i quali restano responsabili della veridicità dei dati dichiarati) che deve essere mantenuta presso la sede delle medesime associazioni e studi.
Il file trasmesso per via telematica può contenere le dichiarazioni relative a più unità locali afferenti alla stessa CCIAA competente territorialmente, sia appartenenti ad un unico soggetto dichiarante che appartenenti a più soggetti dichiaranti.

Per la presentazione in via telematica sono dovuti diritti di segreteria nella misura di 10,00 euro per ogni Unità locale da versare alla Camera di Commercio competente tramite carta di credito o Telemaco pay.
In caso di presentazione della Comunicazione Rifiuti semplificata su supporto cartaceo, invece, sono dovuti i diritti di segreteria nella misura di 15,00 euro per ogni Unità locale, da versare alla Camera di Commercio competente tramite bollettino di conto corrente.

Una procedura differente, invece, è prevista per la “Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione” e per la “Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”.
Entrambe devono essere presentate in via telematica ma, rispettivamente, la prima deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.mudcomuni.it., mentre la seconda deve essere compilata e trasmessa tramite il sito www.registroaee.it

TIPO DI COMUNICAZIONESOGGETTI OBBLIGATI
Comunicazione Rifiuti– chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti;
– i commercianti e gli intermediari di rifiuti senza detenzione;
– le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti;
– le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
– le imprese agricole che producono rifiuti pericolosi con un volume di affari annuo superiore a Euro 8.000,00;
– le imprese e gli enti produttori che hanno più di 10 dipendenti e sono produttori iniziali di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi.
Comunicazione Veicoli Fuori Usosoggetti che effettuano le attività di trattamento dei veicoli fuori uso e dei relativi componenti e materiali.
Comunicazione Imballaggi– CONAI o altri soggetti con analoghe funzioni (sezione Consorzi);
– impianti autorizzati a svolgere le operazioni di smaltimento e/o recupero dei rifiuti da imballaggio (sezione Gestori rifiuti di imballaggio).
Comunicazione Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE)soggetti coinvolti nel ciclo di gestione di tali rifiuti
Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzionesoggetti istituzionali responsabili del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e assimilati.
Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettronicheproduttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscritti al Registro Nazionale e Sistemi Collettivi di Finanziamento.

Ecco le istruzioni per i prodotti della panetteria con carbone vegetale

A fronte della crescente diffusione sul mercato dei prodotti della panetteria con aggiunta di carbone vegetale (pane nero, focacce, pizze) arrivano, per i produttori e per i commercianti, le istruzioni per una corretta produzione, denominazione ed etichettatura (Ministero Salute – Nota n. 47415/2015).

Ai fini della produzione di un prodotto di panetteria, oltre agli ingredienti base quali acqua, lievito e farina può essere aggiunto anche il carbone vegetale ma solo come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea e quindi senza alcun riferimento ai suoi benefici sulla salute.

Tali prodotti inoltre devono essere denominati “prodotti della panetteria fine” e pertanto non possono essere classificati come “pane”, né si può far riferimento al “pane” nella etichettatura, presentazione pubblicità degli stessi, tanto nel caso in cui si tratti di prodotti preconfezionati quanto nel caso di prodotti sfusi.

Infine, non è ammissibile aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano, stante l’esclusivo impiego dello stesso quale additivo colorante.