Convertito in legge il decreto IRPEF

Con la conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 viene confermata la riduzione del cuneo fiscale che comporterà meno tasse per lavoratori dipendenti e assimilati e meno tasse per le imprese e disposta una disciplina transitoria in materia di Tasi.

IRPEF

Relativamente al bonus Irpef degli 80 euro, contenuto nell’articolo 1 del D.L. n. 66/2014, in attesa dell’intervento normativo strutturale da attuare con la legge di stabilità per l’anno 2015, nel quale saranno prioritariamente previsti interventi di natura fiscale che privilegino, con misure appropriate, il carico di famiglia e, in particolare, le famiglie monoreddito con almeno due o più figli a carico, il diritto al credito spetta ai soggetti che nel 2014 che percepiscono redditi da lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati, al netto del reddito da abitazione principale, fino a 26 mila euro, purché l’imposta lorda dell’anno sia superiore alle detrazioni per lavoro dipendente.
Le somme erogate a titolo di bonus possono essere recuperate dai sostituti d’imposta mediante l’istituto della compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Gli enti pubblici e le amministrazioni dello Stato possono recuperare le suddette somme anche mediante la riduzione dei versamenti delle ritenute e, per l’eventuale eccedenza, dei contributi previdenziali. In quest’ultimo caso l’INPS e gli altri enti gestori di forme di previdenza obbligatoria interessati recuperano i contributi non versati alle gestioni previdenziali rivalendosi sulle ritenute da versare mensilmente all’Erario. Con riferimento alla riduzione dei versamenti dei contributi previdenziali conseguente all’applicazione del bonus, restano in ogni caso ferme le aliquote di computo delle prestazioni.

IRAP

Con riferimento alla seconda misura di riduzione fiscale riguardante l’Irap, viene confermato l’articolo 2 del Decreto legge n. 66 che ha previsto una riduzione delle aliquote dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) a favore delle imprese e dei professionisti.
Precisamente a partire dal 2014 le aliquote ordinarie saranno così modificate:
– l’aliquota del 3,9% passa al 3,50% per la generalità dei contribuenti;
– l’aliquota del 4,20% passa al 3,80% per coloro che esercitano attività di imprese concessionarie diverse da quelle di costruzione e gestione di autostrade e trafori;
– l’aliquota del 4,65% passa al 4,20%, per le banche e gli altri enti e società finanziari;
– l’aliquota del 5,90% passa al 5,30%, per le imprese di assicurazione;
– l’aliquota del 1,9% passa all’1,70%, per i soggetti che operano nel settore agricolo e per le cooperative della piccola pesca e loro consorzi.
Ai fini della determinazione dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013 secondo il criterio previsionale, in luogo delle sopra indicate aliquote si tiene conto, rispettivamente, delle aliquote del 3,75%, 4,00%, 4,50%, 5,70% e 1,80%.
Le regioni, inoltre, avranno la facoltà di variare le aliquote disposte dallo Stato per le singole categorie di contribuenti fino ad un massimo di 0,92 punti percentuali anzichè fino ad un massimo di un punto percentuale.
Le aliquote dell’imposta regionale sulle attività produttive vigenti alla data di entrata in vigore del decreto in esame, qualora variate dalle regioni sono rideterminate applicando le variazioni adottate alle nuove aliquote.

TASI

In materia di Tasi, in sede di conversione, all’articolo 4 del D.L. n. 66/2014 viene aggiunto il comma 12 quater che ha previsto per il solo anno 2014, il versamento della prima rata della TASI entro il 16 giugno 2014, sulla base delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni pubblicate nel sito informatico del MEF alla data del 31 maggio 2014; a tal fine, i comuni sono tenuti ad effettuare l’invio delle predette deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale.
Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 23 maggio 2014, il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 ottobre 2014 sulla base delle deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, nonché dei regolamenti della TASI pubblicati nel sito informatico del MEF; a tal fine, i comuni sono tenuti ad effettuare l’invio delle predette deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 10 settembre 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale.
Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 10 settembre 2014, l’imposta è dovuta applicando l’aliquota di base dell’1 per mille, e il relativo versamento va effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014.
Nel caso di mancato invio della delibera entro il predetto termine del 10 settembre 2014 ovvero di mancata determinazione della percentuale per l’occupante, la TASI è dovuta dall’occupante, nella misura del 10% dell’ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale.
Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 23 maggio 2014, ai comuni appartenenti alle regioni a statuto ordinario e alla Regione siciliana e alla regione Sardegna, il Ministero dell’interno, entro il 20 giugno 2014, eroga un importo a valere sul Fondo di solidarietà comunale, corrispondente al 50 % del gettito annuo della TASI, stimato ad aliquota di base e indicato, per ciascuno di essi, con decreto di natura non regolamentare del Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento delle finanze, da adottare entro il 10 giugno 2014.

IRAP: trasformazione in credito d’imposta delle DTA

L’Agenzia delle entrate con la circolare 16 giugno 2014, n. 17/E forniscei nuovi chiarimenti sulla trasformazione in credito d’imposta di attività per imposte anticipate Irap.

L’articolo 2, commi da 55 a 58, del decreto legge n. 225/2010 – Decreto milleproroghe – convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10/2011, ha introdotto la disciplina della trasformazione in credito di imposta delle attività per imposte anticipate (DTA) iscritte in bilancio, relative alle svalutazioni di crediti, non ancora dedotte, e al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali i cui componenti negativi sono deducibili ai fini delle imposte sui redditi in più periodi d’imposta.
La disciplina originaria è stata successivamente modificata dall’articolo 9 del decreto legge n. 201/2011 – Decreto Monti – convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214/2011, il quale ha altresì previsto la conversione delle DTA iscritte in presenza di perdite fiscali rilevanti ai sensi dell’articolo 84 del TUIR.
L’articolo 1, commi da 167 a 171 della legge n. 147/2913 – legge di stabilità 2014 – ha ulteriormente esteso l’ambito applicativo della disciplina in esame relativamente alle DTA IRAP afferenti ai medesimi componenti negativi (quali svalutazione crediti, ammortamento/svalutazioni dell’avviamento e delle altre attività immateriali) in caso di perdita civilistica e di valore della produzione netta negativo.
Fermo restando quanto già chiarito precedentemente dall’Agenzia delle entrate con la circolare in oggetto vengono forniscono ulteriori chiarimenti in ordine al regime di trasformazione in credito d’imposta delle DTA iscritte in bilancio, con particolare riguardo a quelle afferenti all’imposta regionale sulle attività produttive.
La trasformazione in credito d’imposta delle attività per imposte anticipate Irap iscritte in bilancio 2013 opera anche in relazione a quelle riferite a taluni componenti negativi contabilizzati in esercizi anteriori al periodo d’imposta considerato.
In caso di valore della produzione netta negativo possono essere trasformate in credito di imposta le DTA Irap afferenti i componenti negativi relativi alle rettifiche di crediti, avviamento ed altre attività immateriali, per la quota riferita ai reversal che trovano capienza nel valore della produzione netta negativo.
Le DTA iscritte in bilancio 2013 possono essere trasformate in credito d’imposta anche se riferite a componenti negativi contabilizzati in esercizi anteriori al periodo d’imposta considerato: in riferimento all’ammortamento o alle svalutazioni dell’avviamento e delle altre attività immateriali, anche le DTA connesse a variazioni in aumento operate in periodi d’imposta antecedenti a quello in corsa al 31 dicembre 2013 sono convertibili.
Con riferimento alle modalità di trasferimento in caso di partecipazione al regime di consolidato, la consolidata ha la possibilità di trasferire il credito d’imposta in esame con gli stessi limiti di utilizzazione che incontrerebbe laddove la stessa operasse al di fuori del predetto regime. Quindi, la consolidata può trasferire il credito DTA alla società consolidante senza tenere conto degli eventuali utilizzi effettuati in proprio.

Proroga versamenti UNICO 2014 e studi di settore: pubblicato il DPCM

La proroga è in Gazzetta Ufficiale.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 16 giugno 2014 n. 137 il DPCM datato 13 giugno 2014 che ha fatto slittare dal 16 giugno al 7 luglio 2014, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.

Unico 2014 e studi di settore, slitta al 7 luglio il termine per i versamenti

Il Ministero delle finanze con un comunicato del 14 giugno 2014 ha reso ufficiale per i contribuenti con studi di settore la proroga al 7 luglio dei versamenti delle dichiarazioni fiscali

Con DPCM in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale slitta dal 16 giugno al 7 luglio 2014, il termine per effettuare i versamenti derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.
La proroga riguarda anche i contribuenti che, pur facendo parte delle categorie per le quali sono previsti gli studi di settore, presentano cause di esclusione o inapplicabilità (ad esempio, nel caso di non normale svolgimento di attività, o per il primo anno di attività) o i contribuenti che rientrano nel regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori in mobilità.
Usufruiscono, inoltre, della proroga i contribuenti che partecipano a società, associazioni e imprese soggette agli studi di settore.
Dall’8 luglio al 20 agosto 2014 i versamenti possono essere eseguiti con una maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 %.

La compilazione del quadro RR in Unico 2014

Le modalità operative per la compilazione del quadro RR del modello Unico PF 2014, destinato ad accogliere le informazioni relative alla contribuzione previdenziale dovuta da artigiani, commercianti ed professionisti iscritti alla Gestione separata Inps.

Il quadro RR del modello Unico deve essere compilato dai soggetti iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali e terziario, nonché dai lavoratori autonomi che determinano il reddito di arte e professione e sono iscritti alla Gestione separata Inps.
La sezione I del citato quadro è riservata ai titolari di imprese artigiane e commerciali e ai soci titolari di una propria posizione assicurativa tenuti al versamento di contributi previdenziali, sia per se stessi, sia per le persone che prestano la propria attività lavorativa nell’impresa. In merito all’individuazione dell’ammontare del reddito da assoggettare all’imposizione previdenziale, va preso in considerazione il totale dei redditi d’impresa conseguiti nel 2013, al netto delle eventuali perdite dei periodi d’imposta precedenti, scomputate dal reddito dell’anno. In particolare, per i soci di Srl iscritti alle gestioni degli artigiani o dei commercianti la base imponibile, oltre a quanto eventualmente dichiarato come reddito d’impresa, è costituita dalla parte del reddito d’impresa della Srl corrispondente alla quota di partecipazione agli utili, ovvero alla quota del reddito attribuita al socio per le società partecipate in regime di trasparenza.
La sezione II, invece, deve essere compilata dai soggetti che esercitano arti e professioni e sono tenuti al versamento dei contributi previdenziali alla Gestione separata, tra questi i professionisti “senza Cassa” e quelli che, pur iscritti ad Albi, non sono tenuti al versamento del contributo soggettivo presso la Cassa di appartenenza perchè hanno esercitato eventuali facoltà di non versamento o iscrizione in base alle previsioni dei rispettivi statuti o regolamenti. Per i soggetti interessati, la base imponibile sulla quale calcolare la contribuzione dovuta è rappresentata dalla totalità dei redditi prodotti quale reddito di lavoro autonomo dichiarato ai fini Irpef, compreso quello in forma associata e/o quello proveniente, se adottato dal professionista, dal regime dell’imprenditoria giovanile. Tuttavia, poiché al calcolo del contributo dovuto alla Gestione separata possono concorrere anche altri redditi percepiti dal professionista e soggetti alla stessa Cassa o ad altre Casse previdenziali obbligatorie, è necessario individuare analiticamente la base imponibile previdenziale sulla quale calcolare i contributi da versare. Quindi, sono stati individuati, con appositi codici, i redditi che potrebbero incidere sulla formazione del reddito imponibile e determinare versamenti indebiti:
– codice 2 per i redditi erogati agli amministratori locali, sui quali gli enti competenti hanno versato i contributi alla Gestione separata utilizzando i flussi Emens;
– codice 3 per: redditi derivanti da collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto; partecipazioni agli utili derivanti da associazioni in partecipazione con apporto costituito esclusivamente dalla prestazione di lavoro; redditi da lavoro autonomo occasionale;
– codice 4 per i redditi percepiti con assegno di ricerca, dottorato di ricerca, compensi per i medici in formazione specialisti;
– codice 5 per i redditi prodotti come reddito da lavoro autonomo e per i quali sono dovuti contributi previdenziali obbligatori presso Casse previdenziali diverse dalla Gestione separata. Tale reddito non concorre, ovviamente, alla formazione del massimale annuo della Gestione separata (per il 2013 pari ad euro 99.034).
Peraltro, con il modello Unico 2014 è inserita, nel rigo RR8 colonna 1, una casella nella quale il contribuente deve indicare eventuali contributi che, pagati negli anni precedenti, sono risultati indebiti e non sono stati richiesti né in compensazione utilizzando il modello F24, né a rimborso. Le somme possono essere richieste in autoconguaglio presentando direttamente alla propria sede Inps di competenza un’istanza. Tale richiesta è possibile per contribuzione indebita relativa agli anni di imposta precedenti all’anno 2012.
In relazione a termini e modalità di versamento, rimane fermo quanto già reso comunicato per gli anni precedenti.

Sisma Abruzzo 2009: i chiarimenti sulle agevolazioni fiscali

Forniti chiarimenti in merito all’applicazione, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, delle agevolazioni fiscali relative agli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella Regione Abruzzo del 6 aprile 2009 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 11 giugno 2014, n. 61/E).

Si chiede di conoscere se il regime di esenzione previsto per gli atti di acquisto di immobili sostitutivi dell’abitazione principale distrutta dal sisma trovi applicazione, ai fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, anche per gli atti stipulati a partire dal 1° gennaio 2014.
I dubbi sorti riguardano l’interpretazione della disposizione di legge che ha soppresso tutte le agevolazioni previste ai fini dell’imposta di registro per gli atti traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari a titolo oneroso in genere (art. 10, co. 4, D.Lgs. n. 23/2011).
Al riguardo, l’Agenzia evidenzia che sono stati introdotti interventi volti a favorire la ricostruzione e riparazione delle abitazioni private e degli immobili ad uso non abitativo, nonché alla concessione di indennizzi a favore delle imprese. In particolare, è stato disposto l’esenzione da ogni tributo (ad eccezione dell’IVA) e diritto degli atti e delle operazioni relativi ai finanziamenti ed agli acquisti di nuove abitazioni sostitutive dell’abitazione principale distrutta, nonché degli atti conseguenti e connessi (l’art. 3, co. 1, lett. d), D.L. n. 39/2009).
In passato, il Fisco aveva già chiarito che la soppressione di cui al citato art. 10, co. 4, D.Lgs. n. 23/2011, non opera in relazione ad alcune previsioni fiscali, che sono funzionali alla disciplina di particolari istituti e che interessano diverse tipologie di atti, e non necessariamente quelli traslativi o costitutivi di diritti reali immobiliari (circolare 21 febbraio 2014, n. 2).
Dunque, tale norma non esplica effetti con riferimento alle disposizioni di favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella Regione Abruzzo del 6 aprile 2009 e, pertanto, anche per gli atti di acquisto di immobili sostitutivi dell’abitazione principale distrutta, stipulati in data successiva al 1° gennaio 2014, trova applicazione il trattamento di esenzione “da ogni tributo”.

TASI, nessuna sanzione per i pagamenti oltre il 16 giugno 2014

Non si applicano sanzioni ed interessi per i pagamenti dell’acconto della TASI per il2014, se effettuati comunque entro il 31 luglio p.v. È quanto ha dichiarato il Ministero dell’economia e delle finanze, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata n. 5/02955 del 10 giugno 2017.

A seguito dei dubbi sollevati dagli Onorevoli in relazione alle notevoli criticità connesse all’adempimento dell’obbligo di pagamento dell’acconto della TASI, il MEF chiarisce innanzitutto che, ai fini della risoluzione della problematica in questione, non può essere percorribile la via di un intervento di prassi amministrativa.
Infatti, con riferimento al versamento in ritardo del saldo TARES per il 2013, è stato il legislatore ad intervenire, affermando che nel caso in cui il versamento relativo all’anno 2013 risulti insufficiente, non si applicano le sanzioni previste in tale ipotesi, qualora il comune non abbia provveduto all’invio ai contribuenti dei modelli di pagamento precompilati in base all’applicazione delle disposizioni regolamentari e tariffarie di cui al presente articolo (art. 5, co. 4-bis, D.L. n. 102/2013).
Analogamente, in caso di insufficiente versamento della seconda rata dell’imposta municipale propria (IMU) per l’anno 2013, ha disposto la non applicazione di sanzioni e interessi, a condizione che la differenza sia corrisposta entro il termine di versamento della prima rata dell’IMU dovuta per l’anno 2014 (art. 1, co. 728, L. n. 147/2013).
Al fine di assicurare certezza in ordine al versamento della prima rata TASI per l’anno 2014, il Governo ha disposto, per i Comuni che non hanno provveduto a deliberare le aliquote entro il 23 maggio 2014, il differimento al 16 ottobre 2014 del termine del versamento, prevedendo a carico dei Comuni l’obbligo di inviare le delibere, entro il 10 settembre 2014, al Dipartimento delle finanze in modo che possano essere pubblicate sul sito informatico (D.L. n. 88/2014).
Inoltre, nei confronti dei contribuenti che, nel rispettare la scadenza dell’acconto Tasi del 16 giugno 2014, effettuano, per errore, versamenti insufficienti, trova applicazione l’istituto del ravvedimento operoso (art. 13, D.Lgs. n. 472/1997), che consente il pagamento in misura ridotta della sanzione dovuta. In merito a ciò, i contribuenti possono far ricorso al ravvedimento sprint se provvedono al pagamento entro il 14° giorno successivo alla scadenza originaria, versando la mini-sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo più gli interessi legali, maturati fino al giorno del pagamento (art. 23, co. 31, D.L. n. 98/2011).
Tuttavia, considerata la situazione di incertezza normativa che caratterizza il meccanismo del versamento della prima rata della TASI, il MEF ritiene, ai sensi dell’art. 10, L. n. n. 212/2000, non applicabile di sanzioni e interessi i pagamenti in ritardo, effettuati comunque entro il 31 luglio 2014, della Tasi.

TASI 2014, definite le date di versamento

Con la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto-legge 09 giugno 2014, n. 88 recante “Disposizioni urgenti in materia di versamento della prima rata TASI per l’anno 2014” sono stati definiti i termini di pagamento della Tasi sulla base della pubblicazione o meno delle delibere comunali.

 

Delibere comunali pubblicate entro il 31.05.2014

Per il solo anno 2014 il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 giugno 2014 sulla base delle deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni inviate dai Comuni, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale e pubblicate nel sito informatico www.finanze.it alla data del 31 maggio 2014.

 

Delibere comunali pubblicate entro il 18.09.2014

Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 23 maggio 2014, il versamento della prima rata della TASI è effettuato entro il 16 ottobre 2014 sulla base delle deliberazioni concernenti le aliquote e le detrazioni, nonché dei regolamenti della TASI pubblicati nel sito informatico www.finanze.it, alla data del 18 settembre 2014; a tal fine, i comuni sono tenuti ad effettuare l’invio delle predette deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 10 settembre 2014, mediante inserimento del testo delle stesse nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale.

 

Mancata pubblicazione delle delibere entro il 18.09.2014

Nel caso di mancato invio delle deliberazioni entro il predetto termine del 10 settembre 2014, il versamento della TASI è effettuato in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014 applicando l’aliquota di base dell’1 per mille, nel rispetto comunque del limite massimo, in base al quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU previste per ciascuna tipologia di immobile non può essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013 fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.

Possessore dell’immobile ed inquilino

Ai sensi del comma 681 dell’articolo 1, legge di stabilità nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. L’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo della TASI. La restante parte è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.
La TASI dovuta dall’occupante, nel caso di mancato invio della delibera entro il predetto termine del 10 settembre 2014 ovvero nel caso di mancata determinazione della suddetta percentuale, è pari al 10% dell’ammontare complessivo del tributo, determinato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale.

Redditometro: contratto di fitto e auto intestati al coniuge senza reddito

9 giu 2014 Costituisce fattore indice di capacità contributiva, che determina l’accertamento sintetico basato sul cd. “redditometro”, la disponibilità di un’abitazione in affitto e di un auto di grossa cilindrata, in assenza di redditi dichiarati. Al riguardo la Corte di Cassazione ha affermato che deve ritenersi legittimo l’avviso di accertamento del reddito presunto, se il contribuente non fornisce la prova specifica che le spese sono sostenute dal coniuge convivente (Sentenza n. 12745 del 6 giugno 2014).

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva formalizzato ben sei avvisi di accertamento ai fini IRPEF, per altrettante annualità, nei confronti di una contribuente che, dai controlli dell’anagrafe tributaria, risultava titolare di un fuoristrada di grossa cilindrata e di un contratto di locazione con canone elevato per un immobile storico-artistico.
Tali spese, però, rappresentavano un tenore di vita in contrasto con i redditi dichiarati, atteso che non era stato dichiarato alcun reddito né era stata presentata la dichiarazione.
La situazione ha determinato l’applicazione dell’accertamento sintetico basato sui parametri e i coefficienti presuntivi del cd. “redditometro”.
Con ricorso alla Corte di Cassazione, la contribuente ha impugnato la decisione dei giudici di merito contestando: la mancata instaurazione di un contraddittorio preventivo, l’applicazione dei parametri e dei coefficienti presuntivi di reddito senza alcuna attività istruttoria, la mancata valutazione della prova contraria costituita dalla semplice dichiarazione riguardo alla circostanza che le spese fossero sostenute con il reddito del coniuge convivente.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente affermando che:
– in materia di accertamento sintetico dei redditi, la mancata instaurazione di una qualche forma di contraddittorio con il contribuente nella fase istruttoria non può giustificare l’annullamento dell’accertamento stesso, atteso che al contribuente è sempre riconosciuta la possibilità di fornire, in sede di impugnazione dell’atto, la dimostrazione che il redito effettivo è diverso e inferiore rispetto a quello scaturente dalle presunzioni adottate dall’amministrazione finanziaria;
– la determinazione del maggior reddito effettuata con metodo sintetico sulla base degli indici previsti dal “redditometro”, trovando la sua fonte in fattori-indice definiti con decreti ministeriali (che rappresentano, quindi, parametri e calcoli statistici qualificati), dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori – indice della capacità contributiva, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.
I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto, inoltre, che non costituisca prova idonea a superare la presunzione di maggior reddito, determinato in base al redditometro:
– la semplice enunciazione della sussistenza di redditi del coniuge convivente impiegati per il pagamento delle spese, senza fornire la prova specifica delle modalità e della singola provvista utilizzata per far fronte alle spese connesse ai fatti indice di capacità contributiva (fitto e acquisto dell’auto);
– la documentazione dei movimenti bancari costituita da una dichiarazione dell’istituto di credito relativa a singoli versamenti effettuati dal marito, essendo necessaria la scheda relativa all’intera movimentazione del conto corrente.

Il MEF scioglie i dubbi sull’IMU/TASI

In vista della prossima scadenza del versamento dell’IMU e dalla TASI, fissata per il 16 giugno 2014, sono stati forniti ulteriori chiarimenti in merito ai problemi applicativi di carattere generale, all’individuazione della base imponibile della TASI, all’applicazione della TASI tra possessori e tra possessore e occupante, all’abitazione principale e agli immobili equiparati all’abitazione principale (Ministero economia finanze – comunicato 4 giugno 2016).

Di seguito si riportano alcuni dei principali chiarimenti forniti dall’amministrazione finanziaria a favore dei contribuenti, degli operatori professionali e dei soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito alla corretta applicazione e determinazione della TASI e dell’IMU.

Problemi applicativi di carattere generale
La TASI non sostituisce l’IMU e pertanto il proprietario deve pagare entrambi i tributi nel rispetto del limite secondo il quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non è superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.
Per il versamento della prima rata della TASI, che scade il 16 giugno 2014, ai fini della determinazione del tributo, bisogna prendere in considerazione le delibere pubblicate sul sito www.finanze.it entro il 31 maggio 2014 e nel silenzio della norma, la TASI va calcolata applicando le regole dell’IMU.

Individuazione della base imponibile TASI
Per la determinazione della base imponibile della TASI è stato chiarito che si devono applicare tutte le disposizioni concernenti la determinazione della base imponibile IMU, comprese quelle attinenti agli immobili di interesse storico artistico e ai fabbricati inagibili o inabitabili.

Applicazione della TASI tra possessori e tra possessore e occupante
La legge di stabilità 2014 dispone che i possessori sono coobbligati in solido al pagamento della TASI, a prescindere quindi dalla quota di possesso, qualora un fabbricato sia posseduto da due soggetti con percentuali di proprietà diverse e solo per uno dei due quell’immobile sia adibito ad abitazione principale. Qualora il comune fissi un’aliquota del 3 per mille per l’abitazione principale e dello zero per mille per gli altri immobili, ognuno dei possessori dovrà pagare in base alla propria quota e applicare l’aliquota relativa alla propria condizione soggettiva.
In caso di immobile locato, invece, la TASI deve essere ripartita tra il proprietario e l’inquilino sulla base delle percentuali stabilite dal comune. Se, invece, il comune non indichi la percentuale per il riparto dell’imposta tra i due soggetti, l’inquilino deve versare il tributo nella misura minima del 10%.
Qualora l’inquilino non dovesse pagare la propria quota TASI, il proprietario non è responsabile del mancato pagamento e in caso di abitazione principale parzialmente locata (ad es. viene locata solo una camera), l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune.

Abitazione principale
In caso di proprietari di un immobile, per quote diverse, la detrazione TASI, eventualmente deliberata dal comune, deve essere ripartita in parti uguali tra i comproprietari, nel caso in cui questi utilizzano l’immobile come abitazione principale.

Immobili equiparati all’abitazione principale
La TASI si applica sui fabbricati, compresa l’abitazione principale, e sulle aree edificabili, come definiti per l’IMU. Ai fini TASI, quindi, per la definizione di abitazione principale, si deve richiamare l’art. 13 del D.L. n. 201 del 2011 in cui è racchiuso il regime applicativo dell’abitazione principale, nel quale rientrano anche le abitazioni assimilate per legge o per regolamento comunale a quella principale. Pertanto, in tutte le ipotesi in cui si può parlare di abitazione principale, l’obbligo di versamento TASI ricade interamente sul proprietario e non sull’occupante.
Possono beneficiare delle agevolazioni IMU e TASI, gli alloggi sociali equiparati all’abitazione principale come definiti dal decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008. Pertanto, l’esenzione IMU si applica solo quando gli immobili hanno i requisiti e le caratteristiche indicate dal decreto. Ai fini TASI, l’equiparazione di tali alloggi all’abitazione principale rende applicabile l’aliquota e le agevolazioni/detrazioni eventualmente stabilite dal comune.
Nel caso di unità immobiliare assegnata dal giudice della separazione, il coniuge assegnatario è considerato ai fini TASI come titolare di un diritto di abitazione; pertanto, in quanto titolare di un diritto reale, è soggetto passivo del tributo con aliquota e detrazione, eventualmente prevista, per l’abitazione principale.
Qualora l’unità immobiliare sia concessa in comodato gratuito ad un parente in linea retta di primo grado, assimilata all’abitazione principale, è sia di proprietà di più soggetti, la detrazione si applica in parti uguali tra i proprietari dell’immobile, indipendentemente dalle rispettive quote di proprietà.