Nuove modalità di compilazione dell’F24 Elide e EP


Disponibili le nuove modalità compilazione, decorrenti dal 1° gennaio 2020, dei modelli “F24 Versamenti con elementi identificativi” ed “F24 Enti pubblici”, per il versamento delle somme da corrispondere agli Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate, in relazione ai servizi ipotecari (Agenzia delle Entrate – risoluzione n. 100/2019).

Dal 1° gennaio 2020, per il versamento delle somme da corrispondere agli Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate, i modelli “F24 Versamenti con elementi identificativi” (c.d. F24 ELIDE) ed “F24 Enti pubblici” (c.d. F24 EP) devono essere compilati come segue:


– per la presentazione delle formalità ipotecarie allo sportello, relativamente ai codici tributo “T92T” e “T93T”, sono indicati:
a) nel campo “elementi identificativi/estremi identificativi”, l’identificativo numerico del titolo relativo alla formalità per la quale viene effettuato il pagamento (ad esempio, n.ro repertorio, n.ro registro cronologico, n.ro protocollo, etc…);
b) nel campo “anno di riferimento/riferimento B”, l’anno di formazione del titolo relativo alla formalità per la quale viene effettuato il pagamento (ad esempio, anno di stipula, anno della deliberazione, anno dell’emanazione, etc…), nel formato “AAAA”.


– per le richieste di certificazioni ipotecarie e di copie di atti, relativamente al codice tributo “T93T”, sono indicati:
a) nel campo “elementi identificativi/estremi identificativi”, il numero di protocollo della richiesta;
b) nel campo “anno di riferimento/riferimento B”, l’anno della richiesta, nel formato “AAAA”.

IVA ridotta sui dispositivi medici e sulle parrucche


Aliquota Iva del 10 % sui dispositivi medici a base di sostanze per la prevenzione delle malattie e per i trattamenti medici e veterinari e, del 4% sulla cessione delle parrucche a soggetti affetti da disagio psicologico (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 10 dicembre 2019, n. 507 e n. 508).

Rientrano nell’ambito del numero 114) della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del1972, tra i beni soggetti all’aliquota IVA del 10 per cento, i dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata.
La voce 3004 riguarda i “Medicamenti (esclusi i prodotti della voce 3002, 3005, e 3006) costituiti da prodotti anche miscelati, preparati per scopi terapeutici o profilattici, presentati sotto forma di dosi (compresi i prodotti destinati alla somministrazione per assorbimento per cutaneo) o condizionati per la vendita al minuto.
La classificazione merceologica di un prodotto rientra nella competenza esclusiva dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM).
Ai prodotti classificabili nell’ambito del Capitolo 30 della Tariffa doganale, tra i “Prodotti farmaceutici” e, in particolare, alla voce 3004 si ritiene applicabile l’aliquota IVA del 10 per cento ai sensi del citato n. 114) della Tabella A, parte III citata.


Diversamente, ai prodotti classificati dall’ADM nell’ambito del Capitolo 33 della Tariffa Doganale “Oli essenziali e resinoidi; prodotti per profumeria o per toletta preparati e preparazioni cosmetiche”, poiché il riferimento al capitolo 33 non risulta richiamato da alcuno dei numeri della Tabella A, parti II, II-bis e III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, si renderà applicabile l’aliquota ordinaria.
Ai fini dell’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento alla cessione delle parrucche a soggetti affetti da disagio psicologico conseguente a patologie che hanno comportato danni estetici è necessaria la specifica prescrizione rilasciata dal medico dell’ASL di appartenenza.
Si precisa che la specifica prescrizione medica autorizzativa possa essere rilasciata da un medico specialista operante nell’ambito del servizio sanitario pubblico regionale in base alla disciplina vigente nella Regione di appartenenza. Ciò a prescindere dalle differenti denominazioni delle strutture sanitarie pubbliche competenti adottate nei vari territori regionali (ATS, ASST), sempre che tali strutture sostituiscano in sostanza le ASL nell’esercizio delle funzioni rilevanti a tal fine e i medici specialisti prescrittori operino nell’anzidetto ambito.


Approvate le misure per il 2020 del diritto annuale cciaa



Con la Nota n. 0347962 dell’11 dicembre 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato le misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2020 alle Camere di Commercio dalle imprese e dagli altri soggetti obbligati. Confermata anche per il 2020 la riduzione del 50 per cento rispetto alle misure determinate per l’anno 2014.


In base alle norme di determinazione delle misure del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio, per l’anno 2020 le imprese iscritte e gli altri soggetti obbligati sono tenuti al pagamento applicando le misure stabilite per l’anno 2014 ridotte dal 50 per cento.
In particolare, i soggetti tenuti al pagamento del diritto annuale in misura fissa versano i seguenti importi:











IMPRESE CHE PAGANO IN MISURA FISSA

SEDE

UNITÀ LOCALE

Imprese individuali iscritte o annotate nella sezione speciale (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti e imprenditori agricoli) € 44,00 € 8,80
Imprese individuali iscritte nella sezione ordinaria € 100,00 € 20,00



















IMPRESE CHE PAGANO IN MISURA FISSA IN VIA TRANSITORIA

SEDE

UNITÀ LOCALE

Società semplici non agricole €100,00 € 20,00
Società semplici agricole € 50,00 € 10,00
Società tra avvocati previste dal D.Lgs. n. 96 del 2001 € 100,00 € 20,00
Soggetti iscritti al R.E.A. € 15,00






IMPRESE CON SEDE PRINCIPALE ALL’ESTERO

SEDE / UNITÀ LOCALE

Per ciascuna unità locale / sede scondaria € 55,00


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che gli importi riportati nelle tabelle per il diritto annuale in misura fissa sono indicati nel loro importo esatto; ai fini dal versamento dell’importo complessivo dovuto a ciascuna camera di commercio, tuttavia, occorre (se necessario) provvedere all’arrotondamento all’unità di euro sull’intero importo dovuto dall’impresa:
– per eccesso, se la frazione decimale è uguale o superiore a 50 centesimi;
– per difetto, se la frazione decimale è inferiore a 50 centesimi.


Nel caso di imprese tenute al versamento del diritto annuale commisurato al fatturato è necessario applicare al fatturato 2019 le aliquote stabilite (vedi tabella sottostante), mantenendo nella sequenza di calcolo cinque cifre decimali.
Gli importi risultanti dai vari scaglioni devono essere sommati e l’importo complessivo deve essere ridotto al 50 per cento, e quindi arrotondato all’unità di euro:
– per eccesso, se la frazione decimale è uguale o superiore a 50 centesimi;
– per difetto, se la frazione decimale è inferiore a 50 centesimi.


SCAGLIONI DI FATTURATO E ALIQUOTE 2014



































DA EURO

A EURO

ALIQUOTE

Zero 100.000 €200,00 (misura fissa)
Oltre 100.000 250.000 0,015%
Oltre 250.000 500.000 0,013%
Oltre 500.000 1.000.000 0,010%
Oltre 1.000.000 10.000.000 0,009%
Oltre 10.000.000 35.000.000 0,005%
Oltre 35.000.000 50.000.000 0,003%
Oltre 50.000.000   0,001% (fino ad un massimo di € 40.000)


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che la misura fissa prevista per la prima fascia di fatturato, da utilizzare comunque nel calcolo nell’importo integrale di € 200,00 è soggetta, a conclusione del calcolo, alla riduzione complessiva del 50 per cento. Ne consegue che in caso di fatturato fino a 100.000 euro, l’importo del diritto annuale da versare è pari a €100,00.
Anche l’importo massimo da versare è soggetto alla riduzione del 50 per cento, per cui per il 2020 l’importo massimo è di € 20.000.

Redditometro: la rilevanza del principio della “famiglia fiscale”


In caso di accertamento sintetico del reddito (c.d. “Redditometro”), il contribuente ha l’onere di provare che il maggior reddito accertato è riferibile al nucleo familiare (principio della “famiglia fiscale”) (Corte di cassazione – sentenza n. 31782/2019).

A stabilirlo sono stati i giudici della Corte di Cassazione che si sono espressi sul principio della “famiglia fiscale” ai fini del redditometro, principio che consente di individuare correttamente il perimetro di ricchezza di una persona, e sull’onere probatorio da parte del contribuente.


Va detto che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, gli uffici finanziari possono determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, sulla base degli indici di spesa riguardanti il cd. redditometro, e tale metodo di accertamento dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su di essi e resta a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.


Detto questo, i giudici hanno affermato che, a fronte della determinazione redditometrica del reddito delle persone fisiche, la prova contraria consistente nel possesso di redditi ad opera del contribuente si può configurare anche a carico dei familiari, compreso il coniuge in separazione dei beni.

Revoca dei benefici “prima casa” per tardivo trasferimento della residenza


I benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile vengono revocati (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 27 novembre 2019, n. 30935).


 


Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, la contribuente ha separatamente impugnato un avviso di liquidazione per revoca dell’imposta sostitutiva agevolata sui finanziamenti, nonché un avviso di liquidazione per maggiore IVA e irrogazione sanzioni relativo all’anno di imposta 2010, in relazione all’atto di acquisto 30 marzo 2010 di un immobile destinato a prima casa, quale effetto del disconoscimento dei benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica dal Comune di Trento al Comune di Roseto degli Abruzzi nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile.
La contribuente successivamente ricorre in cassazione con due motivi:
– con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione di legge nella parte in cui la sentenza impugnata non ha preso in esame la prima richiesta di trasferimento, effettuata nei diciotto mesi dall’atto di acquisto, ma solo la seconda; deduce parte ricorrente come il Comune di Roseto degli Abruzzi abbia accertato nei diciotto mesi dalla data di acquisto l’effettiva presenza della contribuente presso la nuova residenza, deducendo come il mancato trasferimento della residenza anagrafica sia ascrivibile a fatti non imputabili alla contribuente; rileva come la seconda domanda di trasferimento non costituisca revoca della precedente domanda ma una mera sollecitazione al Comune, tanto che il cambio di residenza è andato a buon fine;
– con il secondo motivo si deduce nullità delle sentenze, per non avere le sentenze impugnate rilevato incidentalmente l’illegittimità del provvedimento emesso dal Comune di Trento che negava l’autorizzazione al trasferimento presso la nuova abitazione, anziché dedurre che la contribuente non avesse provveduto ad impugnarlo, dando conseguentemente rilievo alla iniziale richiesta di trasferimento della residenza avvenuta nel termine di 18 mesi dall’acquisto;
Per la Suprema Corte entrambi i motivi di ricoso sono inammissibili.


Escluse dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi per le attività spettacolistiche

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che alle attività dello spettacolo non si applica l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, in quanto i dati dei corrispettivi vengono già comunicati all’anagrafe tributaria tramite la SIAE (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 506 del 2019)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano attività di commercio al dettaglio e svolgono prestazioni di servizi in locali aperti al pubblico hanno l’obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri (obbligo anticipato al 1° luglio 2019 per i soggetti che con volume d’affari superiore a 400.000 euro).
Il Ministero delle Finanze ha individuato specifici esoneri in ragione della tipologia di attività esercitata, tra le quali non sono ricomprese le attività di spettacolo dal vivo e quelle ad esse connesse.
Per tali attività l’obbligo di certificazione dei corrispettivi è assolto “con il rilascio di un titolo di accesso emesso mediante apparecchi misuratori fiscali ovvero mediante biglietterie automatizzate.
Per ciascun evento è prevista l’emissione di un prospetto riepilogativo giornaliero, da cui risultano i seguenti dati:
– i dati richiesti per lo scontrino di chiusura giornaliera;
– l’incasso giornaliero, con separata indicazione dell’imponibile, delle aliquote applicabili e delle relative imposte, dell’ammontare incassato a titolo di prevendita e di corrispettivi per eventuali prestazioni accessorie;
– i corrispettivi relativi agli abbonamenti emessi;
– il numero degli ingressi effettuati.
I dati relativi ai riepiloghi giornalieri e mensili riguardanti i titoli di accesso alle manifestazioni spettacolistiche vengono periodicamente inviati alla SIAE, che a sua volta li trasmette all’Agenzia delle Entrate per finalità di accertamento dell’imposta e di repressione delle violazioni.
Di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i corrispettivi relativi alle attività spettacolistiche sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, in quanto tutti i dati relativi ai titoli di accesso emessi sono già oggetto di separata trasmissione alla SIAE, che provvede a metterli a disposizione dell’anagrafe tributaria.
Resta, invece, l’obbligo dell’invio telematico dei dati dei corrispettivi relativi alle attività accessorie diverse dai biglietti d’ingresso, tradizionalmente documentati con scontrino o ricevuta fiscale.

Periti assicurativi: definito il contributo 2019


Definita la misura e le modalità di versamento alla Concessionaria servizi assicurativi pubblici S.p.a. (CONSAP) del contributo dovuto per l’anno 2019 dai periti assicurativi (Ministero Economia e Finanze – decreto 28 novembre 2019).

Il contributo di gestione dovuto alla società CONSAP dai periti assicurativi iscritti nel relativo ruolo deve essere versato ogni anno, e per l’anno 2019 è determinato nella misura di € 85,00.


Rispetto agli scorsi anni, il contributo ha registrato un aumento di € 15,00; di fatto per l’anno 2016, 2017 e 2018 l’importo da versare era pari ad € 70,00.


Definita la misura del contributo di gestione, riguardo all’ambito soggettivo, sono tenuti al pagamento i soggetti che risultano iscritti nel ruolo alla data del 30 maggio 2019.


Le modalità e i termini di versamento saranno definiti con apposito provvedimento della CONSAP.


Cessione di azienda: nessuna responsabilità del cessionario per le imposte non pagate


L’Agenzia delle entrate con risposta 06 dicembre 2019, n. 21 ribadisce che è esclusa la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti

L’art. 14, co. 5-bis, del d.lgs. n. 472/1977 introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2016 dall’art. 16, co. 1, lett. g), del d.lgs. n. 158/2015, esclude la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda (o di un ramo di azienda) per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti.
L’istante chiede di chiarire se tale l’esclusione possa configurarsi anche nel caso in cui la cessione di un’azienda (o di un ramo di azienda) sia posta in essere in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti presentato ed omologato prima della data del 1° gennaio 2016.
Il Fisco, a riguardo, chiarisce che la modifica normativa operata non ha portata innovativa e, come tale, trova applicazione agli atti di cessione di azienda (o di ramo di azienda) posti in essere anteriormente al 1° gennaio 2016, ciò vale anche per gli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Resta fermo che le limitazioni della responsabilità solidale del cessionario vengono meno qualora la cessione dell’azienda – anche se avvenuta con trasferimento frazionato di singoli beni – sia stata attuata in frode ai crediti di natura tributaria.

Atti notificati al diverso indirizzo usato per la corrispondenza: notifica nulla

La Corte di Cassazione ha chiarito che gli avvisi di accertamento notificati all’indirizzo, diverso dal domicilio fiscale, utilizzato per il recapito della corrispondenza in base al servizio “seguimi” fornito dall’ufficio postale devono ritenersi nulli per vizi di notifica. Tale irregolarità rende nulla anche la successiva cartella di pagamento emessa per mancata impugnazione dei prodromici avvisi di accertamento (Ordinanza 03 dicembre 2019, n. 31479)

Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione, il concessionario della riscossione ha notificato al contribuente la cartella di pagamento per iscrizione a ruolo di somme (per sanzioni IVA) divenute definitive per mancata impugnazione dei prodromici avvisi di accertamento.
Su ricorso del contribuente, che ha eccepito la mancata notifica degli avvisi di accertamento, l’Ufficio ha contrapposto la rituale notifica degli atti tramite il servizio di raccomandata postale, prima al domicilio fiscale del contribuente, e successivamente, data l’irreperibilità, al diverso indirizzo in altro Comune indicato da Poste Italiane, al quale era stato fornito dal contribuente in adesione al servizio “seguimi” per il recapito della corrispondenza. Sulla base della documentazione prodotta dall’Ufficio gli avvisi di accertamento risultavano consegnati a persona delegata al ritiro.
I giudici tributari hanno confermato la validità della cartella di pagamento, ritenendo le notifiche dei prodromici avvisi correttamente perfezionate.
In riforma della decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della cartella di pagamento per vizi di notifica dei prodromici avvisi di accertamento.
In materia di notificazioni degli atti tributari, la norma dispone che:
– salvo il caso di consegna dell’atto o dell’avviso in mani proprie, la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario;
– è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel comune del proprio domicilio fiscale per la notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero in via telematica con modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate;
– quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del deposito prescritto dall’art. 140 del codice di procedura civile, in busta chiusa e sigillata, si affigge nell’albo del comune e la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione.
Nella fattispecie, la notificazione degli atti presupposti alla cartella esattoriale risulta avvenuta ad un indirizzo diverso dal domicilio fiscale. I giudici tributari hanno equiparato l’indirizzo indicato da Poste Italiane e individuato per il servizio “seguimi” (di natura contrattuale e finalizzato a far pervenire la corrispondenza – diversa dagli atti giudiziari – all’indirizzo indicato dal richiedente) al domicilio eletto.
La Corte Suprema ha, invece, precisato che l’attivazione del servizio “seguimi” non assume alcuna rilevanza giuridica ai fini della validità delle notificazioni, né l’indicazione di un indirizzo al quale recapitare la corrispondenza può assurgere ad elezione di domicilio secondo la normativa in materia di notificazione degli atti tributari, difettando i requisiti formali prescritti dalla stessa.
In conclusione, la notificazione degli avvisi di accertamento deve ritenersi nulla, è di conseguenza risulta affetta da nullità anche la cartella di pagamento.

Pace fiscale: per la scadenza del 09/12/2019 aperture straordinarie degli sportelli


In vista della scadenza di lunedì 09 dicembre 2019, che interessa i soggetti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle, ma che non hanno ancora pagato la rata scaduta il 02 dicembre scorso, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha disposto l’apertura straordinaria di alcuni sportelli al fine di rendere più agevole il pagamento (Agenzia Entrate-Riscossione – comunicato 04 dicembre 2019).

I contribuenti che hanno aderito alla Rottamazione-ter e al Saldo e stralcio delle cartelle ma non hanno ancora pagato la rata scaduta il 30 novembre, slittata al 02 dicembre, hanno ancora tempo fino a lunedì 09 dicembre 2019, senza incorrere a sanzione e perdere i benefici della definizione agevolata.


In tal senso, in vista della suddetta scadenza, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha previsto le seguenti aperture straordinarie degli sportelli:
– Ascoli Piceno (AP), in Via Luigi Mercantini, 25, abitualmente aperto lunedì e mercoledì, dalle 9 alle 13, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre e venerdì 6;
– Fermo (FM), in Via Salvo d’Acquisto 81, abitualmente aperto martedì e giovedì, dalle 8.45 alle 13, sarà aperto al pubblico anche venerdì 6 dicembre;
– Urbino (PU), in Via Ca’ Biancone – Località Trasanni, abitualmente aperto il venerdì, dalle 8.30 alle 12.30, sarà aperto al pubblico anche giovedì 5 dicembre.