CCNL Sanità privata: adesione della Cisal Sanità



Sottoscritto, da AIOP e CISAL SANITA’ il verbale di adesione al CCNL – Aiop per il personale dipendente delle strutture sanitarie


.


Si ricorda che il contratto, sottoscritto lo scorso ottobre, si riferisce – sia per la parte normativa, sia per la parte economica – al periodo dall’1/1/2016 al 31/12/2018, tuttavia gli effetti decorrono dal giorno successivo alla data di stipula, salvo che nel testo contrattuale non siano previste decorrenza diverse.
Con decorrenza dall’1/7/2020, i nuovi stipendi base annui a regime, comprensivi dell’EADR (conglobata) , sono determinati negli importi di cui alla seguente tabella














































































































































































Posizione

A

Tabellare annuo in vigore + EADR


B

Aumento mensile a regime


C

Nuovi tabellari annui (x 13 mensilità)


D

Nuovi tabellari mensili


A 16.691,30 183,51 19.076,87 1.467,45
A1 17.523,13 158,51 19.583,77 1.506,44
A2 17.963,82 162,52 20.076,61 1.544,35
A3 18.421,95 149,60 20.366,74 1.566,67
A4 18.986,67 131,68 20.698,45 1.592,19
B 18.918,99 124,56 20.538,24 1.579,86
B1 19.576,80 118,63 21.119,03 1.624,54
B2 19.883,07 139,89 21.701,69 1.669,36
B3 20.164,97 146,61 22.070,85 1.697,76
B4 20.771,27 135,75 22.535,97 1.733,54
C 21.694,98 134,76 23.446,87 1.803,61
C1 22.495,44 126,72 24.142,86 1.857,14
C2 23.093,57 144,82 24.976,26 1.921,25
C3 23.869,02 148,02 25.793,28 1.984,10
C4 24.714,10 175,30 26.992,95 2.076,38
D 23.401,70 153,73 25.400,25 1.953,87
D1 24.247,86 157,72 26.298,28 2.022,94
D2 25.089,07 154,84 27.101,99 2.084,77
D3 26.366,03 118,96 27.912,57 2.147,12
D4 27.569,39 89,26 28.729,73 2.209,98
DS 24.117,84 245,86 27.314,09 2.101,08
DS1 25.094,21 249,93 28.343,32 2.180,26
DS2 26.096,93 254,11 29.400,32 2.261,56
DS3 27.128,19 258,59 30.489,88 2.345,38
DS4 27.988,57 265,08 31.434,60 2.418,05
E 27.666,35 282,04 31.332,86 2.410,22
E1 33.705,42 343,60 38.172,27 2.936,33
E2 40.799,99 415,93 46.207,05 3.554,39


Assegni ad personam professioni sanitarie e tecniche
Gli assegni ad personam spettanti al solo personale appartenente alle professioni sanitarie e tecniche transitate dalla posizione C alla posizione D con il CCNL 2000-2001, in servizio alla data di sottoscrizione del CCNL stesso spetta in caso di passaggio a posizione economica superiore, quello previsto per la nuova posizione economica.


















Posizioni Economiche

Assegno annuo ad personam


(EURO)

C àD  
C1 àD 619,23
C2 àD1 350,16
C3 àD2 350,16
C4 àD3 39,77


 


Una tantum riparatoria
Al personale assunto prima dell’1/1/2020 ed ancora in servizio alla data di sottoscrizione del presente CCNL, sarà riconosciuto, un importo a titolo di una tantum pari ad euro 1000,00 (mille/00), che ha la finalità di riparare il disagio dei lavoratori derivante dalla ritardata sottoscrizione del presente CCNL.
L’importo di cui sopra verrà corrisposto in due tranches,
– la prima, di valore pari al 55%, con la retribuzione di competenza del mese di luglio 2020;
– la seconda, di valore pari al 45%, con la retribuzione di competenza del mese di ottobre 2020.

EVR 2021 per gli artigiani edili del Trentino


 



 


Siglato il 9/6/2021, tra l’ASSOCIAZIONE ARTIGIANI TRENTINO e la FeNEAL-UIL, la FILCA-CISL del Trentino, la FILLEA-CGIL del Trentino, il verbale di accordo per l’attuazione dell’elemento variabile della retribuzione EVR – 2021.


Dalla comparazione tra medie triennali riferite agli indicatori/parametri provinciali fissati nell’Accordo provinciale del 9/11/2012 ai fini della determinazione dell’EVR risulta che gli indicatori/parametri provinciali stessi sono:
1. Numero lavoratori iscritti alla Cassa Edile della Provincia di Trento POSITIVO
2. Monte salari denunciati alla Cassa Edile della Provincia di Trento NEGATIVO
3. Ore dichiarare alla Cassa Edile della Provincia di Trento con incidenza delle ore di cigo NEGATIVO
4. Redditività del sistema edile artigiano (media anni 2017, 2018, 2019) 23,16%















































LIVELLO

Minimi CCNL

FASCIA 22,50% 24,00 %

l° PARAMETRO

TOTALE EVR 4,1%

 

Euro

3,50% – Euro

0,6% – Euro

Importi mensili – Euro

7 1.804,86 63,18 10,83 74,01
6 1.611,48 56,41 9,67 66,08
5 1.343,04 47,01 8,06 55,07
4 1.244,10 43,55 7,47 51,02
3 1.164,12 40,75 6,99 47,74
2 1.027,85 35,98 6,17 42,15
1 895,30 31,34 5,38 36,72






































LIVELLO

 

MINIMI PAGA BASE ORARIA

VALORE ORARIO (*)

Capo Squadra l 7,40 0,31
Capo Squadra ll 6,53 0,27
Capo Squadra IV liv. 7,91 0,33
Operaio IV livello 7,19 0,30
Operaio Specializzato 6,73 0,28
Operaio Qualificato 5,94 0,25
Operaio Comune 5,18 0,22



(*) arrotondato ai centesimi
(**) comprensivo di AFAC

La misura dell’EVR individuata a livello provinciale è pari al 4,1% della misura massima individuata con il contratto provinciale del 28/8/2017 dei minimi di paga in vigore alla data dell’1/2/2020.
Per i lavoratori apprendisti la quota relativa all’EVR verrà calcolata in base al Gruppo e semestre di anzianità.
Le Parti concordano che le aziende iscritte alla Cassa Edile di Trento accantoneranno a decorrere dalla retribuzione
relativa al mese di giugno (versamento della contribuzione entro il 25 luglio c.a.), una quota di Elemento Variabile della Retribuzione (E.V.R.) pari al 76,75% del 4,1% (3,15%).
L’E.V.R. sarà corrisposto da parte della Cassa Edile di Trento agli operai e agli apprendisti operai in due quote annuali che saranno liquidate nella prima decade di luglio e nella prima decade di dicembre.
Per gli impiegati e gli apprendisti impiegati l’E.V.R. continuerà ad essere corrisposto mensilmente direttamente dall’impresa contestualmente al pagamento agli stessi della retribuzione.

INPS: indicazioni sull’assegno temporaneo per i figli minori


Si forniscono alcune precisazioni sull’assegno temporaneo per i figli minori.


L’assegno temporaneo è erogato dall’Istituto in presenza di figli minori di 18 anni, inclusi i figli minori adottati e in affido preadottivo, ai nuclei familiari che non abbiano diritto all’assegno per il nucleo familiare.
Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata del beneficio, il richiedente dell’assegno temporaneo deve essere in possesso, cumulativamente, dei seguenti requisiti:
1. essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale;
2. essere soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;
3. essere residente e domiciliato in Italia con i figli a carico sino al compimento del diciottesimo anno d’età;
4. essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale;
5. essere in possesso di un ISEE in corso di validità, calcolato ai sensi dell’articolo 7 del DPCM 5 dicembre 2013, n. 159, secondo la tabella di cui all’articolo 2 del DL n. 79/2021.


L’importo mensile dell’assegno temporaneo spettante al nucleo familiare è determinato sulla base della tabella allegata al DL n. 79/2021, che individua i livelli di ISEE e gli importi mensili per ciascun figlio minore. In particolare, è prevista:
– una soglia minima di ISEE fino a 7.000 euro, fino alla quale gli importi spettano in misura piena, pari a 167,5 euro per ciascun figlio in caso di nuclei con uno o due figli, ovvero a 217,8 euro per figlio in caso di nuclei più numerosi;
– una soglia massima di ISEE pari a 50.000 euro, oltre la quale la misura non spetta.
Gli importi spettanti sono maggiorati di 50 euro per ciascun figlio minore disabile presente nel nucleo.


La domanda è presentata, di norma dal genitore richiedente, entro e non oltre il 31 dicembre 2021 e dovrà essere inoltrata una sola volta per ciascun figlio, attraverso i seguenti canali: portale web, utilizzando l’apposito servizio raggiungibile direttamente dalla home page del sito www.inps.it, se si è in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto entro il 1° ottobre 2020, oppure di SPID di livello 2 o superiore o una Carta di identità elettronica 3.0 (CIE), o una Carta Nazionale dei Servizi (CNS); Contact Center Integrato, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06 164.164 (da rete mobile a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori); gli Istituti di patronato, utilizzando i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.


Dal prossimo 1° luglio 2021 sarà disponibile on line la procedura telematica dedicata, tramite la quale i cittadini potranno presentare la domanda per la nuova misura.
Per le domande presentate entro il 30 settembre 2021, saranno corrisposte le mensilità arretrate a partire dal mese di luglio 2021. Successivamente al 30 settembre 2021, la decorrenza della misura corrisponderà al mese di presentazione della domanda.


L’assegno temporaneo è compatibile con il Reddito di cittadinanza e con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e dagli Enti locali.
Sono inoltre compatibili con l’assegno le seguenti misure: assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori; assegno di natalità; premio alla nascita; fondo di sostegno alla natalità; detrazioni fiscali previste dall’articolo 12, commi 1, lettera c), e 1-bis, del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917; assegni familiari previsti dal testo unico delle norme concernenti gli assegni familiari, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1955, n. 797 (coltivatori diretti, coloni e mezzadri, piccoli coltivatori diretti, pensionati di queste Gestioni ed i pensionati delle Gestioni speciali lavoratori autonomi).
Resta esclusa la compatibilità con l’assegno al nucleo familiare di cui all’articolo 2 del DL 13 marzo 1988, n. 69.

Smartworking: proroga della procedura semplificata fino al 31 dicembre 2021


 


A seguito della conversione in Legge del c.d. Decreto Riaperture, è abrogato il D.L. 30 aprile 2021, n. 56 intervenuto sulla disciplina dello smartworking nella P.A., con assorbimento delle relative disposizioni nel testo del Decreto Riaperture convertito in Legge. Nel settore privato, si prevede un’ulteriore proroga al 31 dicembre 2021 del termine per l’utilizzo della procedura semplificata di comunicazione dello smartworking di cui all’art. 90, commi 3 e 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni in L. 17 luglio 2020, n. 77.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 17 giugno 2021, n. 87 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.
I termini previsti dalle disposizioni legislative di cui all’allegato 2, numeri 1, 10, 16, 20, fatta salva la necessità di una revisione del piano per sopravvenute esigenze terapeutiche, e 24 del medesimo allegato sono prorogati – secondo le modifiche intervenute in sede di converisone all’articolo 11 decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52 – fino al 31 dicembre 2021.
Pertanto, nel settore privato, si estende al 31 dicembre 2021, il termine previsto per l’utilizzo della procedura semplificata di comunicazione dello smartworking di cui all’art. 90, commi 3 e 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni in L. 17 luglio 2020, n. 77.
Nel pubblico impiego, restano invece confermate invece le previsioni introdotte dal D.L. 30 aprile 2021, n. 56 in modifica dell’art. 263 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (convertito con modificazioni in L. 17 luglio 2020, n. 77) e dell’art. 14, comma 1, L. 7 agosto 2015, n. 124 e quindi:
– le Amministrazioni Pubbliche, fino alla definizione della disciplina del lavoro agile da parte dei contratti collettivi (ove previsti), fino al 31 dicembre 2021, organizzano il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata con l’utenza, applicando lo smartworking con le misure semplificate di cui al comma 1, lett. b) dell’art. 87, del D.L 17 marzo 2020, n. 18 (convertito con modificazioni in L. 24 aprile 2020, n. 27), pertanto prescindendo dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della L. 22 maggio 2017, n. 81 e comunque a condizione che l’erogazione dei servizi rivolti ai cittadini e alle imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente (art. 11 bis);
– per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, tali Amministrazioni adottano misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e del lavoro agile. Entro il 31 gennaio di ciascun anno, sarà inoltre redatto un Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) per individuarne le modalità attuative prevedendo, per le attività che possono essere svolte in smartworking, che almeno il 15% dei dipendenti possa avvalersene e garantendo l’assenza di penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera, definendo le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti. In caso di mancata adozione del POLA, il lavoro agile si applica almeno al 15% dei dipendenti, ove lo richiedano.
In sede di converione del DL, è stata inoltre confermata la proroga delle modalità semplificate per lo svolgimento degli esami di abilitazione dei consulenti del lavoro, degli esperti di radioprotezione e dei medici autorizzati (art. 11 septies).
Infine, dal 1° luglio 2021, nelle c.d. zone gialle, i corsi di formazione pubblici e privati potranno svolgersi anche in presenza, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida adottati in funzione del contenimento epidemiologico (art. 3 bis).

Indennità di disoccupazione e computabilità dell’indennità sostitutiva del preavviso


Il periodo di preavviso non lavorato, per il quale sia corrisposta l’indennità sostitutiva del preavviso, assoggettata a contribuzione previdenziale, va computato ai fini del raggiungimento del requisito dei due anni d’iscrizione nell’AGO contro la disoccupazione involontaria per la corresponsione dell’indennità ordinaria di disoccupazione (Corte di Cassazione, sentenza 21 giugno 2021, n. 17606)


Una Corte d’appello territoriale, in riforma della sentenza del Tribunale di prime cure, aveva rigettato la domanda di un lavoratore che si era visto negare il diritto a pecepire l’indennità di disoccupazione per difetto della contribuzione necessaria. In particolare, la Corte di merito, aveva ritenuto non computabili, in aggiunta alle 47 settimane lavorate fino alla cessazione del rapporto di lavoro, le 5 settimane relative all’indennità sostitutiva del preavviso, in ragione del carattere obbligatorio e non reale del preavviso non lavorato, che comporta l’immediata estinzione del rapporto di lavoro, escludendo così che il lavoratore avesse raggiunto il requisito minimo per beneficiare della prestazione richiesta.
Avverso tale sentenza ricorre il lavoratore in Cassazione, per aver la sentenza ritenuto erroneamente che il periodo di preavviso corrisposto fosse inutile ai fini del requisito contributivo, ancorchè fossero stati corrisposti i contributi sulla relativa somma.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato.
Pur considerata la natura obbligatoria del preavviso (Corte di Cassazione S.U., sentenza n. 7914/1994) e l’immediata cessazione del rapporto di lavoro (Corte di Cassazione, sentenza n. 15495/2008), va evidenziata l’autonomia del rapporto previdenziale rispetto a quello lavorativo, sicchè se il rapporto lavorativo cessa immediatamente, ai fini previdenziali il periodo di preavviso non è privo di rilevanza per diversi profili (così superando il precedente approdo offerto da Corte di Cassazione, sentenza n. 13959/2009).
Intanto, l’autonoma ricostruzione della fattispecie ai fini previdenziali emerge dall’analisi della norma di cui all’articolo 73, comma 2, R.D.L. n. 1827/1935, il quale, nel prevedere che “qualora all’assicurato sia pagata una indennità per mancato preavviso, l’indennità per disoccupazione è corrisposta dall’ottavo giorno successivo a quello della scadenza del periodo corrispondente per mancato preavviso ragguagliata a giornate”, differisce la decorrenza dell’indennità di disoccupazione alla fine del periodo di preavviso, in quanto l’indennità sostitutiva sia stata pagata, evidenziando nello specifico la rilevanza del periodo di pravviso ai fini previdenziali, come se il rapporto fosse continuato.
Altre considerazioni consentono poi di attibuire rilevanza al detto periodo di preavviso, non lavorato, ai fini previdenziali. In particolare, l’indennità sostitutiva di preavviso è uno degli emolumenti corrisposti dal datore di lavoro in relazione al rapporto di lavoro, ai quali si correla l’obbligazione contributiva previdenziale del datore, il quale paga contributi anche in relazione all’indennità sostitutiva. Ciò, peraltro, nel caso di specie è pacificamente avvenuto, avendo l’Istituto previdenziale riscosso i relativi contributi.
In secondo luogo, la contribuzione sull’indennità di preavviso concorre a formare la base imponibile e pensionabile, sicché la liquidazione del trattamento pensionistico goduto tiene conto della somma ricevuta a titolo di indennità sostitutiva del preavviso erogatagli dal datore di lavoro all’atto della cessazione del rapporto di lavoro e dei relativi contributi (Corte di Cassazione, sentenza n. 12095/2013).
In tale contesto, deve rilevarsi che l’indennità di disoccupazione è prestazione che ha natura previdenziale e non assistenziale, non essendo a carico della fiscalità generale, ma correlandosi specificamente ad un montante contributivo, e ciò sia in ordine ai presupposti della maturazione, che in ordine all’ammontare della prestazione. Se dunque l’indennità sostitutiva del preavviso è normativamente sottoposta a contribuzione, la quale concorre a formare la base pensionabile, logica sinallagmatica vuole che il tempo coperto dal preavviso sia considerato utile anche ai fini del raggiungimento del periodo minimo di lavoro necessario per beneficiare del trattamento di disoccupazione.

Erogazione dell’EVR ai lavoratori dell’Edilizia Artigiana della Regione Marche



Firmato il 14/6/2021, tra le parti del settore dell’Edilizia Artigiana Marche – ANAEPA CONFARTIGIANATO IMPRESE, CNA COSTRUZIONI, FIAE CASARTIGIANI, CLAAI e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL – l’accordo per la verifica e l’erogazione dell’Elemento Variabile Retributivo


Le Parti si sono incontrate in adempimento dell’art. 7 del CIRL 21/12/2015 per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane e delle piccole e medie imprese industriali dell’edilizia e affini della Regione Marche, che prevede l’istituzione dell’Elemento Variabile Retributivo (EVR) per operai ed impiegati, collegato all’andamento produttivo del settore dell’Edilizia.
Sulla base della verifica congiunta effettuata in tale sede sui dati relativi al periodo di riferimento previsto all’art. 7 del citato CCRL, le Parti hanno provveduto a determinare il valore dell’EVR che sarà corrisposto per il periodo 1/7/2021 – 31/12/2021, secondo le modalità di seguito riportate.

Per il periodo 1° luglio – 30 settembre 2021 sarà erogato l’EVR come da Tabella 1 che segue:
























Livello

Tabella 1 – EVR dal 1/7/2021

7 39,55
6 34,60
5 28,83
4 26,70
3 24,97
2 22,07
1 19,29


Entro il mese di settembre 2021, le Parti si incontreranno per verificare l’andamento dei primi 3 parametri previsti dal CCRL regionale (numero lavoratori iscritti, monte salari denunciato e ore dichiarate alla CEDAM) che, se confermassero il dato di crescita riscontrato nella verifica odierna, attiverebbero l’erogazione dell’EVR dal 1° ottobre al 31 dicembre 2021 con gli importi riportati nella Tabella 2 che segue; in caso contrarlo anche nel trimestre ottobre-dicembre 2021 si proseguirà con l’erogazione degli importi della Tabella 1:
























Livello

Tabella 2 – EVR dal 1/10/2021

7 65,91
6 57,66
5 48,04
4 44,50
3 41,62
2 36,79
1 32,15


Le Parti, infine, dichiarano che l’erogazione dell’EVR 2021, in relazione alla situazione economica generale del sistema edile regionale, sarà riconosciuta comunque fino al 31/12/2021, alle condizioni sopra specificate.

Apprendistato di primo livello, le indicazioni Inps per la fruizione dello sgravio contributivo


Per gli anni 2020 e 2021 i datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, possono beneficiare di uno sgravio contributivo del 100% per le assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello. Con circolare n. 87/2021, l’Inps fornisce le indicazioni di carattere normativo ed operativo per la fruizione del beneficio.


Le assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello, cui sono riconducibili sia i percorsi di istruzione e formazione per la qualifica e il diploma professionale che quelli di istruzione secondaria superiore e di specializzazione tecnica superiore, sono possibili in tutti i settori di attività, sia privato che pubblico, per i giovani che hanno compiuto il 15° anno di età e fino al compimento del 25°. Per i giovani ancora soggetti all’obbligo scolastico, il datore di lavoro che intende stipulare il contratto di apprendistato deve sottoscrivere un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto. In ogni caso, i quindicenni ancora soggetti all’obbligo scolastico, assunti con contratto di apprendistato del primo tipo, possono effettuare un orario di lavoro non superiore alle 7 ore giornaliere e alle 35 ore settimanali.
La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può essere superiore a 3 anni ovvero a quattro nel caso di diploma professionale quadriennale, salvi i casi di:
– contratti di durata non superiore a 4 anni per l’acquisizione, oltre che del diploma di istruzione secondaria superiore, di ulteriori competenze tecnico-professionali rispetto a quelle già previste dai vigenti regolamenti scolastici, utili anche ai fini del conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore;
– contratti di apprendistato di durata non superiore a due anni, per i giovani che frequentano il corso annuale integrativo che si conclude con l’esame di Stato (art. 6, co. 5, D.P.R. 15 marzo 2010, n. 87);
– proroga di un anno del contratto: per gli assunti che abbiano conseguito la qualifica triennale o il diploma quadriennale, al fine di acquisire ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, utili anche ai fini dell’acquisizione del certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo; per gli assunti che non abbiano positivamente conseguito la qualifica, il diploma, il certificato di specializzazione tecnica superiore o il diploma statale di maturità professionale dopo l’anno integrativo.
Al termine del periodo di apprendistato è comunque prevista la possibilità per le parti di recedere liberamente dal contratto, ferma restando, durante il periodo di preavviso, l’applicazione della disciplina del contratto di apprendistato. In caso di mancato recesso, il contratto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
La trasformazione dal contratto di apprendistato di primo livello in quello professionalizzante, è possibile successivamente al conseguimento della qualifica o del diploma di istruzione professionale o del diploma di scuola secondaria superiore ed è finalizzata al conseguimento della qualificazione professionale ai fini contrattuali. La durata massima dei due periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva. Restano in ogni caso fermi i limiti massimi di durata previsti normativamente (D.Lgs. n. 81/2015) per ciascuna tipologia di apprendistato.
Orbene, come noto, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, stipulati nell’anno 2020 e 2021, è riconosciuto ai datori di lavoro, che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, uno sgravio contributivo del 100% con riferimento alla contribuzione dovuta per i periodi contributivi maturati nei primi 3 anni di contratto. Rimane invece fermo il livello di aliquota del 10% per i periodi di contributi maturati negli anni di contratto successivi al terzo (art. 1, co. 8, L. n. 160/2019; art. 15-bis, co. 12, D.L. n. 137/2020).
Lo sgravio, dunque, trova applicazione qualora ricorrano entrambe le seguenti condizioni:
1) datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9. Il requisito dimensionale deve sussistere al momento dell’assunzione dell’apprendista. Conseguentemente, il beneficio contributivo permane anche se successivamente il datore di lavoro supera il predetto limite dimensionale. Ai fini del computo, si devono considerare (Inps, circolare n. 22/2007): i lavoratori subordinati di qualunque qualifica (lavoratori a domicilio, dirigenti, etc.), i dipendenti part-time, i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori intermittenti.
Il lavoratore assente, ancorché non retribuito (ad esempio, per servizio militare, gravidanza, etc.), va escluso dal computo solamente se è computato il sostituto. Sono invece esclusi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato ed i lavoratori somministrati, che si considerano in forza all’agenzia di somministrazione. Il computo dei lavoratori intermittenti e di quelli a tempo determinato si effettua, per le aziende di nuova costituzione con attività inferiore al semestre o al biennio, in relazione al requisito dimensionale dei mesi di attività dalla data di costituzione alla data di assunzione dell’apprendista. Per il primo mese di attività si fa riferimento alla forza aziendale di detto mese.
2) assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020 o tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2021.
Lo sgravio comporta per i primi 36 mesi di contratto di apprendistato l’azzeramento dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro. A decorrere dal 37° mese del contratto di apprendistato di primo livello, poi, i datori di lavoro interessati sono soggetti all’aliquota contributiva del 10%. Altresì, a tali rapporti di lavoro si applicano gli esoneri dal contributo di licenziamento, dal contributo di finanziamento della NASpI e dal contributo addizionale NASpI dello 0,30%. L’aliquota contributiva a carico dell’apprendista rimane, invece, pari al 5,84% della retribuzione imponibile, per tutta la durata del periodo di formazione.
Ai fini della determinazione dell’aliquota contributiva assume rilievo il profilo soggettivo relativo alla formazione dell’apprendista. Pertanto, si deve tener conto di precedenti periodi di apprendistato di primo livello svolti dal medesimo lavoratore presso altri datori di lavoro. In tale circostanza, infatti, lo sgravio totale può essere riconosciuto, al datore di lavoro che occupa sino a 9 addetti, limitatamente al periodo di apprendistato residuo rispetto ai 36 mesi previsti.
Nelle ipotesi di contratto di apprendistato di primo livello trasformato in contratto di apprendistato professionalizzante, i benefici contributivi si applicano limitatamente ai periodi di lavoro svolti antecedentemente alla trasformazione. Pertanto, a decorrere dal mese della trasformazione, trova applicazione, in ragione dell’anno di vigenza del contratto, lo specifico regime contributivo previsto per le assunzioni in contratto di apprendistato professionalizzante.



Ipotesi A):


– 1° – 12° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero


– 13° – 24° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero


– dal 25° mese trasformazione in contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 11,61% (10% + 1,31% + 0,30%)*


 


Ipotesi B):


– 1° – 12° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero


– dal 13° mese trasformazione in contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 4,61% (3% + 1,31% + 0,30%) *


– dal 25° mese di contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 11,61% (10% + 1,31% + 0,30%)*


 


* Nel caso di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione, l’aliquota va incrementata del relativo contributo di finanziamento

I benefici contributivi previsti per i rapporti di apprendistato sono mantenuti per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato. Nel caso in cui il regime contributivo preveda la variazione dell’aliquota nel corso del rapporto di apprendistato, la misura da assumere a riferimento è quella in atto nel periodo immediatamente precedente la prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato (Inps, circolare n. 108/2018). In ogni caso, per i primi 12 mesi di prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato di primo livello, il datore di lavoro, con un numero di addetti non superiore a 9, è tenuto al versamento della contribuzione di finanziamento NASpI e del contributo integrativo (1,31% + 0,30%) ed è altresì soggetto alla disciplina del c.d. ticket di licenziamento. Anche nel caso di trasformazione del contratto, l’aliquota contributiva a carico dell’apprendista è pari al 5,84% della retribuzione imponibile.
Lo sgravio contributivo può essere legittimamente fruito da parte del datore di lavoro interessato, nel rispetto dei massimali di aiuto relativi agli aiuti de minimis. I suddetti massimali devono essere rispettati avuto riguardo al momento dell’assunzione dell’apprendista, in quanto a decorrere dall’assunzione sorge il diritto del datore di lavoro alla fruizione dello sgravio.
Per le assunzioni con decorrenza gennaio 2020, per i lavoratori interessati allo sgravio, i datori di lavoro compilano il flusso Uniemens sempre valorizzando, nell’elemento <Qualifica1> il codice “5”, avente il significato di “Apprendista” e nell’elemento <TipoLavoratore> il codice “PA” avente il significato di “Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”.
Per i primi tre anni di apprendistato, nell’elemento <TipoContribuzione> si devono riportare codici differenti, a seconda dell’anno di godimento dello sgravio:
– “JA” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – primo anno di sgravio;
– “JB” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – secondo anno di sgravio;
-“JC” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – terzo anno di sgravio.
Per gli apprendisti assunti da gennaio 2020, i datori di lavoro interessati, che abbiano utilizzato codici tipo contribuzione impropri, per il recupero di differenze contributive valorizzano all’interno di <DenunciaIndividuale> <DatiRetributivi> <AltreACredito> <CausaleACredito> il codice causale di nuova istituzione “L603”, e in <ImportoACredito> l’importo dell’eccedenza contributiva da recuperare. La valorizzazione del predetto codice causale può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza luglio e agosto 2021.

Somministrazione e distacco transnazionale: i chiarimenti dell’INL alla luce della sentenza della Corte UE

La Corte di Giustizia UE, con sentenza n. 784/19 è intervenuta sul tema della tutela sociale da garantire a lavoratori somministrati nell’ambito di un distacco transnazionale. Pur riconoscendo che nel caso di specie le attività di selezione, assunzione e messa a disposizione di lavoratori interinali presso imprese utilizzatrici non possano essere considerate “mere attività di gestione interna”, la Corte ha ritenuto che dette attività non fossero sufficienti ai fini del riconoscimento dell’esercizio abituale delle attività nello Stato di stabilimento. Occorrerebbe invece, lo svolgimento parimenti e “in maniera significativa” di attività di messa a disposizione di tali lavoratori nello Stato membro in cui è stabilita. Alla luce di tale sentenza, l’acquisizione dei dati di fatturato – secondo l’INL – dovrà riguardare in modo specifico la messa a disposizione di lavoratori nei confronti di imprese utilizzatrici stabilite nel medesimo SM di stabilimento dell’impresa interinale; dati che vanno rapportati al complessivo fatturato conseguito, comprensivo quindi anche del ricavato derivante dalle operazioni transnazionali di somministrazione (Nota n. 936/2021).

La fattispecie vedeva opposte un’agenzia interinale stabilita in Bulgaria e l’Agenzia delle entrate dello stesso Paese, istituzione competente al rilascio di certificati A1). Quest’ultima aveva rifiutato il rilascio dei certificati in parola per lavoratori assunti in Bulgaria ed immediatamente distaccati presso un’impresa utilizzatrice stabilita in Germania in virtù del fatto che l’impresa fornitrice non esercitasse nessuna attività di somministrazione in Bulgaria e tutto il suo fatturato dipendesse dall’effettuazione del servizio di somministrazione in altri Paesi UE.
Il giudice amministrativo bulgaro, adito dall’agenzia interinale che si opponeva al provvedimento di diniego al rilascio del certificato, ha interessato la CGUE, per acclarare la seguente questione pregiudiziale: se, in riferimento alle agenzie di somministrazione, le regole euro-unitarie sul distacco – che prevedono per le imprese che esercitino “attività abituale” nello Stato in cui sono stabilite la possibilità di inviare lavoratori ad aziende utilizzatrici stabilite in Stati membri diversi, senza che ciò comporti la necessaria iscrizione dei lavoratori in parola al sistema previdenziale dello Stato membro di destinazione – vadano interpretate nel senso che l’agenzia debba svolgere attività “di somministrazione” nello Stato di stabilimento e non mere attività relative alla gestione dei rapporti di lavoro.
In materia previdenziale, il principio di riferimento è quello c.d. lex loci laboris, secondo cui la persona che esercita un’attività subordinata nel territorio di uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro. Tuttavia, in alcune situazioni particolari, l’applicazione della regola generale subisce delle eccezioni, al fine di non creare, tanto per il lavoratore quanto per il datore di lavoro e gli enti previdenziali, complicazioni amministrative di ostacolo all’esercizio della libera circolazione delle persone rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004.
Tra tali eccezioni rientra l’istituto del distacco (art. 12 del regolamento (CE) n. 883/2004), secondo il quale la persona che esercita un’attività subordinata in uno Stato membro per conto di un datore di lavoro “che vi esercita abitualmente le sue attività ed è da questo distaccata, per svolgervi un lavoro per suo conto, in un altro Stato membro rimane soggetta alla legislazione del primo Stato membro (…)”. Può pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di tale disposizione il lavoratore distaccato il cui datore di lavoro ha un legame particolare con lo Stato membro in cui è stabilito, in quanto tale datore di lavoro “esercita abitualmente le sue attività” in tale Stato membro.
Ciò premesso, il punto nodale della pronuncia è nell’interpretazione dell’espressione “attività abituale”. La Corte di Giustizia, pur riconoscendo che nel caso di specie le attività di selezione, assunzione e messa a disposizione di lavoratori interinali presso imprese utilizzatrici non possano essere considerate “mere attività di gestione interna”, ritiene che dette attività non siano sufficienti ai fini del riconoscimento dell’esercizio abituale delle attività nello Stato di stabilimento. Occorrerebbe invece, secondo la Corte, che essa svolgesse parimenti e “in maniera significativa” attività di messa a disposizione di tali lavoratori nello Stato membro in cui è stabilita.
Pertanto, in coerenza con l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia vanno aggiornate le Linee guida sul distacco transnazionale (nota prot. n. 622/2018). In relazione alle prestazioni transnazionali di somministrazione, in quel contesto si era focalizzata l’attenzione sui dati di fatturato concernenti la specifica attività interinale non avendo riguardo, invece, alla fatturazione concernente le eventuali ulteriori attività – segnatamente produttive – pur riconducibili all’oggetto sociale ed esercitate dell’impresa. Ma alla luce della sentenza della Corte in commento, va ulteriormente specificato che l’acquisizione dei dati di fatturato dovrà riguardare in modo specifico la messa a disposizione di lavoratori nei confronti di imprese utilizzatrici stabilite nel medesimo SM di stabilimento dell’impresa interinale; dati questi che vanno rapportati, secondo l’indicazione della Corte, al complessivo fatturato conseguito, comprensivo quindi anche del ricavato derivante dalle operazioni transnazionali di somministrazione.
Ne consegue che anche in presenza di un’attività di selezione e reclutamento del personale effettuata nel Paese di stabilimento, l’assoluta prevalenza della messa a disposizione del personale presso Stati membri diversi comporta la contestazione della genuinità del distacco con gli esiti di cui al D.Lgs. n. 136/2016 e l’avvio della procedura, a cura dell’INPS, di contestazione dei certificati A1 eventualmente rilasciati dallo SM di stabilimento.
Resta fermo che, nei confronti dei singoli lavoratori somministrati e a prescindere dalla valutazione effettuata nei confronti dell’Agenzia interinale nel suo complesso avrà rilievo, ai fini del disconoscimento del singolo distacco, la circostanza del loro abituale impiego in somministrazione in altri Paesi dell’Unione diversi da quello di stabilimento (art. 4, par. 3 lett. c) e art. 3, comma 3 lett. b).

Accordo Operai Agricoli Provincia di Belluno: tabelle vigenti



Firmato il 29/4/2021, tra le AA.DD. di Belluno CONFAGRICOLTURA, FEDERAZIONE PROVINCIALE COLDIRETTI, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI e le OO.SS. di Belluno FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL, l’accordo per il rinnovo del CIPL per gli operai dipendenti da aziende agricole e florovivaistiche della provincia di Belluno


Aumenti retributivi
Il presente verbale di accordo, che decorre dall’1/1/2020 e scadrà il 31/12/2023, prevede un aumento delle vigenti retribuzioni nella misura del 1,7% per tutte le categorie, con decorrenza dal 1/4/2021.


Retribuzione degli Operai Agricoli a Tempo Indeterminato della Provincia di Belluno dall’1/4/2021
















































Area

Livello

Qualifica

Salario Contrattuale aumento 1,7%

1.a A N.P. 178 1.751,35
1.a B Specializzato Super A 1.734,59
1.a C Specializzato Super B 1.702,04
1.a D Specializzato 1.619,65
2.a E Qualificato Super 1.557,53
2.a F Qualificato 1.458,60
2.a G N.R.P. 1.394,58
3.a H Comune 1.311,77
3.a I N.P. 105 927,53


Retribuzione degli Operai Agricoli a Tempo Determinato della Provincia di Belluno dall’1/4/2021




















































































Area

Livello

Qualifica

Salario Contrattuale aumento 1,7%

Terzo Elemento (30,44%)

Totale

Importo T.F.R. (8,63%)

Totale Lordo Complessivo

1.a A N.P. 178 10,36 3,15 13,52 0,89 14,41
1.a B Specializzato Super A 10,26 3,12 13,39 0,89 14,27
1.a C Specializzato Super B 10,07 3,07 13,14 0,87 14,01
1.a D Specializzato 9,58 2,92 12,50 0,83 13,33
2.a E Qualificato Super 9,22 2,81 12,02 0,80 12,82
2.a F Qualificato 8,63 2,63 11,26 0,74 12,00
2.a G N.R.P. 8,25 2,51 10,76 0,71 11,48
3.a H Comune 7,76 2,36 10,13 0,67 10,79
3.a I N.P. 105 5,49 1,67 7,16 0,47 7,63


Retribuzione degli Operai Florovivaisti a Tempo Indeterminato della Provincia di Belluno dall’1/4/2021






































Area

Livello

Qualifica

Salario Contrattuale aumento 1,7%

1.a A N.P. 178 1.768,66
1.a B Specializzato Super A 1.751,81
1.a C Specializzato Super B 1.718,58
1.a D Specializzato 1.634,96
2.a E Qualificato Super 1.573,21
2.a F Qualificato 1.472,34
3.a G Comune 1.322,89


Retribuzione degli Operai Florovivaisti a Tempo Determinato della Provincia di Belluno dall’1/4/2021


































































AREA

LIV.

QUALIFICA

Salario Contrattuale aumento 1,7%

Terzo Elemento (30,44%)

Totale

Importo T.F.R. (8,63%)

Totale Lordo Complessivo

1.a A N.P. 178 10,47 3,19 13,65 0,90 14,55
1.a B Specializzato Super A 10,37 3,16 13,52 0,89 14,42
1.a C Specializzato Super B 10,17 3,10 13,26 0,88 14,14
1.a D Specializzato 9,67 2,94 12,62 0,83 13,45
2.a E Qualificato Super 9,31 2,83 12,14 0,80 12,95
2.a F Qualificato 8,71 2,65 11,36 0,75 12,12
3.a G Comune 7,83 2,38 10,21 0,68 10,89


Una Tantum
Agli operai agricoli e florovivaisti in forza alla data di sottoscrizione dell’accordo e che abbiano prestato attività lavorativa nel mese di marzo l’azienda riconoscerà un importo una tantum di euro 40,00 per gli operai a tempo indeterminato e in euro 20,00 per gli operai a tempo determinato da corrispondersi con la mensilità di aprile.

Aumenta il contributo Previmoda nel CCNL Occhiali Industria

Dall’1/7/2021 il Fondo Pensione del CCNL settore Occhialeria prevede l’aumento del contributo.

A decorrere dall’1/7/2021 il contributo paritetico a carico dell’azienda e del lavoratore, previsto dal verbale di accordo 9/4/2008 nella misura dell’1,50%, è elevato all’1,70%.
In relazione al punto “Previdenza Complementare” dell’Accordo di rinnovo economico biennale 1997 del CCNL del settore, la contribuzione a carico dell’impresa e del lavoratore è disciplinata come segue:
– il contributo mensile verrà calcolato e trattenuto su minimo contrattuale, ex contingenza, edr afferenti i singoli periodi mensili, per 13 mensilità;
– per ciascuna delle tredici rate le contribuzioni saranno calcolate solo in presenza di un imponibile contributivo – al netto della trattenuta previdenziale a carico del lavoratore – che risulti pari o superire all’importo della contribuzione mensile da versare al Fondo di previdenza complementare e da trattenere al lavoratore;
– la contribuzione sul trattamento di fine rapporto relativa ai lavoratori di prima occupazione successiva al 28/4/1993 sarà effettuata sull’intero ammontare del trattamento di fine rapporto annualmente accantonato, al netto del contributo al Fondo di garanzia di cui alla legge n. 297/1982;
– la contribuzione sul trattamento di fine rapporto relativa ai lavoratori di prima occupazione fino al 28/4/1993, sarà calcolata in misura pari al 2% del minimo contrattuale, ex contingenza, EDR annui (13 mensilità), da detrarre dal TFR annualmente accantonato, al netto del contributo al Fondo di garanzia di cui alla legge n. 297/1982.