EDILIZIA: Accordo 21/1/2021 tra MIT e OO.SS.

Firmato la 21/1/2021, tra la Ministra delle Infrastrutture e Trasporti e la FENEAL-UIL, la FILCA CISL, la FILLEA CGIL, si è sottoscritto il verbale integrativo al Protocollo 11/12/2020 sull’accelerazione dei cantieri e il lavoro di qualità

Come noto, in data 11/12/2020 è stato sottoscritto, tra il MIT e le organizzazioni sindacali FENEAL UIL, FILCA CISL e FILLEA CGIL, un Protocollo d’intesa per l’accelerazione dei cantieri e il lavoro di qualità nelle opere commissariate, per l’incremento dell’occupazione, della sicurezza e della legalità.
Con detto Protocollo è stato concordato uno “schema di accordo sindacale” da utilizzare dai commissari governativi per le diverse opere pubbliche poi individuate con i DPCM indicati nell’art. 4 del decreto-legge n. 32 del 2019 (convertito con legge n. 55 del 2019).
Ebbene, le parti, con la firma di tale intesa integrativa del 21/1/2021, hanno concordato che gli impegni contenuti nello “schema di accordo sindacale” di cui all’allegato 1 del Protocollo d’intesa in data 11/12/2020 si applicano anche agli interventi infrastrutturali individuati o comunque riferiti al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Pertanto anche per le opere previste dal Recovery Plan, ci sarà l’apertura di tavoli tematici – su porti, ferrovie e tpl – per gli interventi di riforma di settore.

Rinnovato il CCNL delle industria della Concia



Firmato il rinnovo del CCNL  per gli addetti delle aziende conciarie.


L’accordo decorre dall’1/11/2019 e scadrà il 30/6/2023.
L’ intesa sottoscritta prevede un aumento salariale sui minimi (Tem) di 65 euro (liv.D2), divisi in 3 tranche, e precisamente: 15 euro dal 1° settembre 2021; 35 euro dal 1° gennaio 2022; 15 euro dal 1° agosto 2022.



























































Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/9/2021

Minimo

I.P.O

Totale

F 1.503,92 1.503,92
E 3 1.585,35 1.585,35
E 2 1.585,35 73,59 1.658,94
E 1 1.585,35 129,96 1.715,31
D 2 1.800,99 . 1.800,99
D 1 1.800,99 105,13 1.906,12
C 2 1.956,75 1.956,75
C 1 1.956,75 92,77 2.049,52
B 2 2.178 89 2.178,89
B 1 2.178,89 184,93 2.363.82
A 2.548,29 2.548,29



























































 Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/1/2022

Minimo

I.P.O.

Totale

F 1.530 84 1.530,84
E 3 1.614,15 1.614,15
E 2 1.614,15 74,95 1.689,10
E 1 1.614.15 134,00 1.748,15
D 2 1.835,99 1.835 99
D 1 1.835,99 107,83 1.943,82
C 2 1.997,13 1.997,13
C 1 1.997.13 95.47 2.092,60
B 2 2.224,65 2.224.65
B 1 2.224,65 190,33 2.414,98
A 2.604,83 2.604,83



























































Categorie e P.O.

MINIMI E I.P.O. DALL’1/8/2022

Minimo

I.P.O.

Totale

F 1.542,38 1.542.38
E 3 1.626,50 1.626,50
E 2 1.626,50 75,52 1.702,02
E 1 1.626,50 135,73 1.762,23
D 2 1.850,99 1.850.99
D 1 1.850,99 108,98 1.959,97
C 2 2.014,44 2.014,44
C 1 2.014,44 96,62 2.111,06
B 2 2.244,27 2.244,27
B 1 2.244,27 192,63 2.436,90
A 2.629,06 2.629,06


 


Elemento di garanzia retributiva
Per tutte le aziende che non praticano la contrattazione di 2° livello l’elemento di garanzia retributiva viene elevato ad 8 euro (1° gennaio 2023), raddoppiato rispetto agli attuali 4.


Fondo di assistenza sanitaria integrativa Sanimoda
Per tutti i lavoratori a carico delle imprese con un costo pari a 12 euro mensili per ogni lavoratore a partire dal 1° luglio 2021.


Fondo di previdenza integrativa Previmoda
A decorrere dal 1° ottobre 2022 il contributo a carico dell’azienda, sui minimi tabellari, è elevato al 2% (un più


0,5% quantificabile al livello di riferimento a circa 5 euro).


Stabilizzazione
È stato poi regolamentato il numero complessivo massimo di contratti a termine e in somministrazione che non potranno superare la soglia del 32% medio su base annua.


Permessi retribuiti
Sarà concesso 1 giorno nel caso di decesso dei genitori di un coniuge o di un convivente in un’unione civile o convivenza civile come da legge 76 del 2016 (Cirinnà).


Congedi parentali per malattia dei figli
Saranno garanti 7 giornate per le malattie di figli in età compresa tra i 3 e gli 8 anni.


Malattia
Sono scorporate dal periodo di comporto tutti i giorni impiegati per controlli per visite oncologiche.


Legalità e dumping contrattuale
Sottoscritto un protocollo che indica le modalità per confluire, con accordo aziendale tra le parti, nell’applicazione dei CCNL sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali nazionali comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale, per quelle aziende che operano nella catena della fornitura e che applicano contratti in dumping.


Infine, è stato adottato nell’intesa l’accordo quadro sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro sottoscritto da Confindustria con Cgil, Cisl, Uil.

Indennità COVID-19 pescatori: verifica della qualifica di pescatore autonomo


Con riferimento alle richieste di riesame delle domande di indennità Covid-19 respinte dall’INPS per assenza del requisito di “pescatore autonomo”, l’Inps – con messaggio n. 267/2021 – fornisce, ad integrazione del messaggio n. 4358/2020, ulteriori indicazioni operative. In sostituzione della documentazione richiesta nel citato messaggio, i lavoratori, in sede di riesame, dovranno presentare un’autodichiarazione, indicando in maniera chiara e inequivocabile lo status di pescatore “autonomo” e la natura del reddito derivante dall’attività di pesca. Il richiedente dovrà presentare, inoltre, l’eventuale documentazione rilasciata dalla cooperativa attestante il pagamento della contribuzione previdenziale sul proprio reddito.


L’articolo 222, co. 8, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla legge 18 luglio 2020, n. 77, riconosce, per il mese di maggio 2020, un’indennità pari a 950 euro in favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari.
Con circolare n. 118/2020 sono state fornite le istruzioni amministrative in materia, mentre con il messaggio n. 435/2020 le indicazioni in merito alla gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami.
Al momento la qualifica di “pescatore autonomo” – associato in cooperativa della piccola pesca ai sensi della legge 13 marzo 1958, n. 250 – non risulta rilevabile attraverso le procedure automatizzate dell’Inps, per cui viene chiesto al richiedente, in sede di riesame, di fornire apposita documentazione che attesti “la natura autonoma del rapporto di lavoro” (come indicata nel paragrafo 3 del menzionato messaggio).
In relazione a tale documentazione, le Associazioni di categoria hanno rilevato che i pescatori autonomi, anche se associati in cooperativa, di cui alla legge n. 250/1958, a livello fiscale sono titolari di reddito di impresa (imprenditori individuali) e, pertanto, determinano il reddito attraverso la differenza tra i ricavi dell’attività di pesca e i relativi costi. Diversamente, a livello previdenziale, ricorrendo le condizioni previste dalla stessa legge n. 250/1958, i medesimi soggetti determinano i contributi in misura pari alla retribuzione convenzionale vigente per i lavoratori dipendenti della pesca. Dunque, se i pescatori autonomi sono associati in cooperativa, quest’ultima versa i contributi per gli stessi, ma non si occupa della parte retributiva e fiscale: infatti per essi non vi è retribuzione e non vi è quindi consegna della Certificazione Unica (CU) dei redditi, fatto salvo per la parte dei versamenti previdenziali.


Conseguentemente, salvo casi marginali, non vi è mai un contratto di lavoro autonomo tra il pescatore e la cooperativa e ancora meno vi è una retribuzione.
Allo scopo di semplificare dunque le procedure amministrative, nel rispetto dei requisiti dettati dalla normativa vigente, ai fini della verifica della qualifica di “pescatore autonomo”, i lavoratori la cui istanza sia stata respinta per l’assenza del requisito in esame, in sostituzione della documentazione individuata dal citato paragrafo 3 del messaggio n. 4358/2020, in sede di riesame, devono produrre alla Struttura territorialmente competente dell’Istituto apposita autodichiarazione, in cui devono essere indicati in maniera inequivocabile:
lo status di pescatore “autonomo”;
– la natura del reddito derivante dall’attività di pesca
.
Inoltre, il richiedente deve presentare l’eventuale documentazione rilasciata dalla cooperativa attestante il pagamento della contribuzione previdenziale sul proprio reddito.
Le informazioni contenute nei suddetti documenti (autodichiarazione e documentazione rilasciata dalla cooperativa) dovranno appena possibile essere verificate dall’operatore di Sede. Qualora la verifica abbia esito positivo e nel caso in cui non vi siano ulteriori motivi di reiezione, la domanda per la successiva erogazione dell’indennità di 950 euro sarà accolta.

EDILI – Comunicazione CNCE: conferimento del TFR al Fondo Prevedi

La CNCE con comunicazione del 21/1/2021, fornisce informazioni e chiarimenti sulle misure di conferimento del TFR al Fondo Prevedi

Le Parti Sociali nazionali firmatarie dei CCNL Edili Industria e Edili Artigianato, con accordo del 23/6/2020, avevano determinato le percentuali alternative (0% – 18% – 100%) di destinazione del TFR maturando al Fondo Pensione Prevedi per tutti i lavoratori soggetti ai CCNL sopra indicati, a prescindere dalla data di prima occupazione e di prima iscrizione degli stessi alla previdenza obbligatoria.
La CNCE, a seguito del conseguente iter approvativo da parte della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, con il comunicato 21/1/2021, segnala che le misure di conferimento del TFR al Fondo Prevedi non sono più condizionate alla decorrenza della prima occupazione (ante o post 28/4/1993).
Ogni lavoratore edile può quindi liberamente scegliere, ai fini del conferimento del TFR maturando a Prevedi, tra le seguenti misure: 0% (Tfr in azienda); 18%; 100%.
Pertanto, al fine di riassumere le opzioni contributive a Prevedi dei lavoratori edili, fermo restando il versamento del contributo contrattuale obbligatorio a carico del datore di lavoro previsto dai CCNL sopra richiamati, la CNCE riporta la seguente tabella che tiene conto delle ultime novità sopra descritte:

Opzioni contributive aggiuntive al Contributo contrattuale

Opzione A del modulo di integrazione contributiva (contributo % sulla retribuzione)
Contributo del lavoratore = 1% retribuzione lorda mensile (+ eventuale percentuale aggiuntiva) +
Contributo dell’azienda = 1% retribuzione lorda mensile

Oppure

Opzione B del modulo di integrazione contributiva (TFR maturando)
Contributo TFR = 18% o 100% del TFR maturando (a scelta del lavoratore)

Oppure

Entrambe le opzioni A e B del modulo di integrazione contributiva (contributo % sulla retribuzione + TFR maturando)
Contributo del lavoratore = 1% retribuzione lorda mensile (+ eventuale percentuale aggiuntiva) +
Contributo del dell’azienda = 1% retribuzione lorda mensile +
Contributo TFR = 18% o 100% del TFR maturando (a scelta del lavoratore)

Contratti di appalto stipulati da consorzi: procedura di certificazione


Si forniscono precisazioni sulla procedura di certificazione dei contratti di appalto stipulati da consorzi, la cui esecuzione viene affidata ad alcune delle società consorziate.


Secondo la normativa in materia, le procedure di certificazione possono essere utilizzate, sia in sede di stipulazione di appalto sia nelle fasi di attuazione del relativo programma negoziale, anche ai fini della distinzione concreta tra somministrazione di lavoro e appalto. Già in passato, il Ministero del lavoro aveva specificato che l’indagine dell’organo certificatore, sia quando la certificazione è richiesta in sede di stipula del contratto, sia successivamente in sede di attuazione del programma negoziale, sarà tanto più pregnante ed efficace se la disamina circa la sussistenza degli elementi e dei requisiti previsti, sia effettuata non solo su base documentale ma anche attraverso l’acquisizione delle dichiarazioni delle parti.
Ciò premesso, l’indagine di genuinità del contratto di appalto da effettuare in sede di certificazione nel caso in cui la parte stipulante sia un consorzio, debba riguardare non solo il consorzio ma anche le imprese consorziate già individuate nel medesimo contratto da certificare, trattandosi dei soggetti chiamati a dare esecuzione all’appalto e nei cui confronti la certificazione produrrà i suoi effetti, anche laddove l’istanza di certificazione provenga dal solo consorzio.
Pertanto, la certificazione del contratto di appalto non potrà produrre effetti nei confronti di imprese che abbiano, in un momento successivo alla certificazione, aderito al consorzio e siano intervenute in corso d’opera nell’esecuzione del contratto di appalto, atteso che nei confronti delle società successivamente aggregatesi la commissione di certificazione non avrà potuto effettuare le valutazioni di idoneità utili a fondare il giudizio di genuinità del contratto. Lo stesso dicasi nel caso in cui, in corso d’opera, intervengano altre imprese che, benché fossero già consorziate al momento della stipula dell’appalto e della sua certificazione, non siano state individuate nel contratto certificato quali esecutrici dello stesso e rispetto alle quali, quindi, la Commissione non abbia effettuato le necessarie verifiche.


Danno biologico, morale ed esistenziale: la liquidazione unitaria del danno non patrimoniale


Il danno non patrimoniale si intende onnicomprensivo di qualsiasi lesione di interesse o valore costituzionalmente protetto ed il giudice di merito ha l’obbligo di tener conto, a fini risarcitori, di tutte le conseguenze derivanti dal danno, nessuna esclusa. In tale, ottica, la liquidazione del danno biologico (cioè, la lesione della salute), di quello morale (la sofferenza interiore) e di quello “esistenziale” (consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane), deve essere complessiva, in maniera tale da coprire l’intero pregiudizio a prescindere dal “nomen iuris” dei vari tipi di danno, i quali non possono essere invocati singolarmente per un aumento della anzidetta liquidazione (Corte di Cassazione, sentenza 18 gennaio 2021, n. 703).


Una Corte d’appello territoriale, confermando la decisione del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato l’illegittimità dell’assegnazione di un lavoratore ad una sede aziendale diversa da quella lui richiesta e condannato la società al risarcimento del danno, seppur quantificando diversamente il relativo importo.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando l’inscindibilità del riconosciuto danno non patrimoniale rispetto al danno biologico negato.
Per la Suprema Corte il ricorso non può trovare accoglimento.
Preliminarmente, si evidenzia che il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente garantiti, è risarcibile anche quando non sussista un fatto-reato, ma a patto che: a) l’interesse leso abbia rilevanza costituzionale; b) l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità, in quanto il dovere di solidarietà impone a ciascuno di tollerare minime intrusioni nella propria sfera personale, inevitabilmente scaturenti dalla convivenza; c) il danno non sia futile, cioè non consista in meri disagi o fastidi ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità (Corte di Cassazione – S.U., sentenza n. 26972/2008).
Altresì, la natura unitaria del danno non patrimoniale deve essere interpretata nel senso di onnicomprensività rispetto a qualsiasi lesione di interesse o valore costituzionalmente protetto, non suscettibile di valutazione economica, nonchè come obbligo, per il giudice di merito, di tener conto, a fini risarcitori, di tutte le conseguenze derivanti dall’evento del danno, con il limite di evitare duplicazioni risarcitorie, attribuendo nomi diversi a pregiudizi identici.
E dunque, il danno biologico (cioè, la lesione della salute), quello morale (la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile “esistenziale” e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona), pur costituendo pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili, devono essere liquidati complessivamente, in maniera tale da coprire l’intero pregiudizio a prescindere dal “nomen iuris” dei vari tipi di danno, i quali non possono essere invocati singolarmente per un aumento dell’anzidetta liquidazione.
Così, le tradizionali sottocategorie del “danno biologico” e del “danno morale” continuano a svolgere una funzione solo descrittiva del pregiudizio preso in esame dal giudice, al fine di parametrare la liquidazione del danno risarcibile (Corte di Cassazione, sentenza n. 687/2014).


ARTIGIANATO: iscrizioni Fondo SAN.ARTI.

Fino al 15 febbraio 2021 sono aperte le iscrizioni al Fondo di assistenza sanitaria SAN.ARTI. per i familiari dei lavoratori dipendenti di imprese artigiane, per i titolari d’impresa artigiana, per i soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e per i loro familiari.

La decorrenza delle prestazioni al Fondo di assistenza sanitaria SAN.ARTI. è:
– per tutti i volontari già in copertura per l’anno 2020 che rinnoveranno l’iscrizione entro i termini sopra indicati dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2021;
– per tutti i volontari “nuovi iscritti” le prestazioni avranno carenza di 6 mesi e decorreranno dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022.
Per “nuovi iscritti” si intendono tutti coloro che effettuano l’iscrizione come volontari per la prima volta e tutti coloro che, pur essendo stati iscritti come volontari in passato, non risultano in copertura per il 2020.
Per i titolari, soci e collaboratori si intendono:
A. imprenditori artigiani, titolari e legali rappresentanti di impresa artigiana, con o senza dipendenti;
B. soci delle imprese artigiane;
C. collaboratori degli imprenditori artigiani (familiari coadiuvanti, collaboratori occasionali);
D. titolari di piccole e medie imprese non artigiane che applicano i CCNL previsti all’articolo 2 del regolamento del Fondo, a condizione che abbiano lavoratori iscritti a SAN.ARTI..
La quota contributiva prevista per gli imprenditori artigiani, soci e collaboratori è:
– Età 18 ANNI (COMPIUTI) – 75 ANNI: Quota Contributiva € 295
Sono considerati familiari:
A. i familiari dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo SAN.ARTI. delle aziende che applicano uno dei CCNL presenti nel Regolamento;
B. i familiari dei lavoratori dipendenti delle Associazioni, datoriali e sindacali, confederali e categoriali, firmatarie degli accordi costitutivi e dei CCNL presenti nel Regolamento, delle Organizzazioni a loro collegate, delle loro articolazioni territoriali e/o associative, nonché enti e strutture collaterali iscritti a SAN.ARTI. Sono compresi i familiari dei funzionari in aspettativa non retribuita ai sensi della legge 300/70 iscritti a SAN.ARTI.
C. I familiari di imprenditori artigiani, dei soci di impresa artigiana, dei collaboratori degli imprenditori artigiani e dei titolari di piccole e medie imprese non artigiane che applicano i CCNL presenti nel Regolamento del Fondo.
Secondo quanto specificato dal regolamento del Fondo è consentita l’iscrizione delle seguenti tipologie di familiari:
– Il coniuge o il convivente;
– I figli da 0 a 18 anni
– I figli da 18 anni compiuti e fino al compimento del 26° anno di età.
Ai fini della validità dell’iscrizione del nucleo familiare, il coniuge/convivente e i figli da 0 a 18 anni devono risultare nello stato di famiglia del dipendente o del titolare/socio/collaboratore che sta perfezionando l’iscrizione. E ‘altresì obbligatorio iscrivere l’intero nucleo familiare limitatamente a soggetti sopra menzionati.
Il versamento della quota contributiva per i familiari è calcolato sulla base della fascia di età dei familiari, secondo il seguente schema:
– Età 0 – 18 ANNI: Quota Contributiva € 110
– Età 18 ANNI (COMPIUTI) – 75 ANNI: Quota Contributiva € 175

Nuovo regolamento Sanimoda nell’industria della Moda

E’ previsto un nuovo regolamento del Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’industria della Moda (Sanimoda).

Il nuovo Regolamento contiene le norme per il funzionamento di SANIMODA, Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’industria della Moda a cui sono applicati i seguenti CCNL:
– Tessile e Abbigliamento;
– Occhiali e occhialeria;
– Calzaturiero;
– Spazzole, Pennelli e Scope;
– Penne, Matite e articoli affini;
– Pelletteria;
– Giocattoli e modellismo;
Per quanto non espressamente previsto nel presente Regolamento si intendono richiamate le norme dell’Atto costitutivo, dello Statuto, le disposizioni dei CCNL vigenti e gli accordi sottoscritti dalle Parti Istitutive riguardanti SANIMODA.
Sono iscritti a SANIMODA, in qualità di Associati:
a. le imprese che applicano i CCNL di cui sopra, con lavoratori iscritti al Fondo;
b. i lavoratori a tempo pieno o parziale (part-time), non in prova dipendenti dalle imprese di cui sopra, operai, qualifiche speciali, impiegati e quadri con rapporto di lavoro:
– a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti);
– a tempo determinato così come previsto dai CCNL di riferimento;
– a domicilio e a chiamata che prestino la loro opera per l’Azienda con continuità. A tal fine, si intende il rapporto di lavoro nel quale il lavoratore abbia prestato la sua attività, anche in diversi periodi sommati tra loro, almeno 9 mesi nell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre);
– i dipendenti delle Organizzazioni firmatarie dei CCNL sopra richiamati. In caso di passaggio ai vari livelli nella corrispondente Confederazione, possono mantenere l’iscrizione al Fondo purché agli stessi venga applicato uno dei CCNL di cui sopra.
Nei casi di lavoratori a tempo parziale, non è previsto il riproporzionamento del contributo in relazione al minor orario contrattuale.
Nel caso lo stesso lavoratore abbia due o più rapporti di lavoro part-time, disciplinati dai CCNL di cui sopra, l’iscrizione a SANIMODA ed il contributo saranno dovuti solo dall’Azienda con il contratto che prevede l’orario più lungo. Nel caso di parità di orario, iscrizione e versamento del contributo saranno dovuti dal datore di lavoro con cui intercorre il contratto con maggiore anzianità di servizio.
Sono destinatari delle prestazioni del Fondo, oltre agli Associati, i seguenti componenti del nucleo familiare del lavoratore dipendente iscritto:
a. Il coniuge/convivente fiscalmente a carico e il convivente more uxorio (legge 20/5/2016 n. 76 art. 1 comma 36) o unito civilmente il cui reddito complessivo annuo (intendendosi quello di imposta) non deve essere superiore a € 2.840,51 (DPR n. 917/1986 punto 2 o quello pro tempore vigente);
b. I figli minorenni del lavoratore iscritto limitatamente a specifiche garanzie dettagliate nel piano sanitario a cui si rimanda.
Il diritto alle prestazioni sanitarie del Fondo dei componenti del nucleo familiare permane finché sussiste l’iscrizione del lavoratore dipendente.
Le prestazioni sanitarie e i contributi economici erogati dal Fondo hanno carattere integrativo del Servizio sanitario nazionale/ Servizi sanitari regionali e vengono riconosciuti agli iscritti sulla base di idonea documentazione per prestazioni mediche rilasciata da medici abilitati all’esercizio della professione o da strutture sanitarie autorizzate e operanti in qualsiasi parte del mondo.
La copertura sanitaria decorre dal trimestre successivo all’iscrizione. Pertanto eventuali richieste di rimborso documentate da giustificativi datati antecedentemente non saranno rimborsate.
L’iscritto perde il diritto al rimborso se trascorrono più di 180 giorni tra la data della fattura/ricevuta e la data di invio al Fondo (fanno fede il timbro postale o la data di invio tramite la procedura informatica).

Covip: nuove regole in materia di trasparenza e raccolta delle adesioni


Pubblicati in GU, le “Istruzioni di vigilanza in materia di trasparenza” per i fondi pensione ed il Regolamento sulle modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari. Si tratta di un ulteriore importante tassello per il completo recepimento nel nostro ordinamento delle disposizioni della Direttiva europea IORP II, nell’ottica del rafforzamento del sistema della previdenza complementare, oltre che sotto il profilo della governance al quale sono state maggiormente indirizzate le iniziative realizzate nei mesi scorsi dalla COVIP, anche per quanto attiene al rapporto con i potenziali aderenti e gli iscritti (Delibere 22 dicembre 2021).


Per quanto attiene alla trasparenza, l’ordinamento nazionale della previdenza complementare già risulta notevolmente avanzato e in linea con le migliori pratiche internazionali, pertanto le novità legislative introdotte per il recepimento della Direttiva IORP II sono di portata abbastanza limitata. Tuttavia, la COVIP ha ritenuto importante cogliere l’occasione per realizzare una complessiva attività di revisione di tutte le proprie diposizioni in materia di trasparenza. Il lavoro è stato realizzato avendo presente l’esigenza di dare concretezza ai principi di carattere generale contenuti nella normativa primaria, al fine di assicurare l’accuratezza, la tempestività, la chiarezza e la facilità di reperimento delle informazioni da parte di tutti i soggetti interessati all’adesione alla previdenza complementare o già iscritti a forme pensionistiche.
Nell’ottica, dunque, di offrire agli operatori del settore uno strumento di regolazione utile per la realizzazione dei predetti obiettivi, la COVIP, in sede di aggiornamento e revisione delle vigenti disposizioni, ha operato il riordino dell’intera disciplina (oggi contenuta in una pluralità di testi) in un unico documento (“Istruzioni di vigilanza in materia di trasparenza”), sottoposto come di consueto a pubblica consultazione, che sostituisce tutte le precedenti disposizioni dettate dall’Autorità in materia di trasparenza.
In particolare, per quanto attiene alla Nota informativa per i potenziali aderenti, i contenuti sono stati ridotti e semplificati anche in termini di linguaggio utilizzato.
Come di consueto, la COVIP, al fine di facilitare l’attività degli operatori, ha diffuso, in uno con il testo delle Istruzioni, schemi e modelli esemplificativi che possono costituire un utile strumento di lavoro. Attenzione è stata dedicata, anche con alcuni elementi innovativi, alle disposizioni sui Siti web e sull’utilizzo delle tecnologie informatiche per semplificare e rendere più efficace la gestione dei rapporti con gli aderenti, nonché favorire la diffusione di documenti e informazioni utili.
Infine, l’adozione delle Istruzioni in materia di trasparenza ha reso necessario aggiornare anche il Regolamento COVIP sulle modalità di raccolta delle adesioni per esigenze di coordinamento e per tenere conto delle novità apportate alla disciplina in materia di collocamento dei fondi pensione.
L’entrata in vigore delle nuove disposizioni è stata fissata, in linea generale, al 1° maggio 2021. Al fine di consentire agli operatori del settore di predisporre la nuova documentazione in tempi congrui, si è ritenuto opportuno prevedere, in fase di prima applicazione, uno slittamento dei termini per gli adempimenti più rilevanti da porre in essere: il termine per il deposito presso la COVIP della Nota informativa aggiornata con la quale raccogliere le nuove adesioni e per la trasmissione agli iscritti del Prospetto delle prestazioni pensionistiche in fase di accumulo è stato quindi spostato dal 31 marzo al 31 maggio 2021.

Divieto di licenziamento anche nel caso di sopravvenuta inidoneità alla mansione


Anche il licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione rientra nell’ambito della moratoria stabilita dalla normativa emergenziale per COVID-19. Il blocco dei licenziamenti, infatti, è finalizzato a rimandare alla fase successiva all’emergenza ogni valutazione aziendale circa l’esistenza (a quella data) di giustificati motivi oggettivi di licenziamento. E tale ragione rileva anche per il predetto licenziamento, posto che solo all’esito del superamento della crisi potrà esservi una attuale e concreta scelta del datore, in punto di organizzazione o riorganizzazione aziendale e, dunque, anche in punto di ripescaggio del lavoratore in mansioni equivalenti o inferiori (Tribunale ordinario di Ravenna, sentenza 07 gennaio 2021).


La vicenda giudiziaria nasce dalla domanda proposta da un lavoratore, volta ad ottenere la declaratoria di nullità del licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione, comunicatogli in data 30 aprile 2020, a seguito del giudizio di inidoneità pronunciato dal medico competente.
Il datore di lavoro resiste al ricorso, affermando che il licenziamento in questione non rientra nell’ambito della moratoria stabilita dalla normativa emergenziale scaturita dalla pandemia da COVID-19. A parere del resistente, infatti, il recesso avversato non ha natura di licenziamento economico in senso stretto e, soprattutto, non è occasionato dai fatti di questo periodo. Di contro, il divieto invocato dal ricorrente sarebbe stato introdotto al fine di impedire il recesso unilaterale dal rapporto di lavoro per motivi legati ad assenza di lavoro, soppressione del posto di lavoro o ridimensionamento dell’attività, come conseguenza delle misure restrittive adottate per fronteggiare l’epidemia.
La causa veniva posta in decisione senza assumere prove costituende, in quanto non necessarie nell’impianto logico seguito.
Per il Giudice di prime cure la domanda è fondata per le argomentazioni appresso indicate.
In primis, per giurisprudenza e dottrina consolidate, il licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta integra un motivo oggettivo di licenziamento, categoria frammentaria che comprende tutto ciò che non è disciplinare (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 21 maggio 2019, n. 13649).
In secondo luogo, per tale licenziamento valgono le stesse ragioni di tutela economica e sociale che stanno alla base di tutte le altre ipotesi di licenziamento per G.M.O., che la normativa emergenziale ha inteso espressamente impedire.
Per il lavoratore divenuto inidoneo alla mansione, infatti, il licenziamento si configura come extrema ratio, evitabile con l’adozione di misure organizzative tali da consentire al lavoratore di continuare a svolgere la propria prestazione presso lo stesso datore di lavoro, anche eventualmente in mansioni equivalenti o addirittura inferiori, pur garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza (art. 42, D.Lgs. n. 81/2008).
Altresì, nella situazione di contrazione economica, con blocchi più o meno totali alle attività di impresa e, comunque, con rallentamenti in una pluralità di settori produttivi, la scelta del congelamento dei licenziamenti dei dipendenti è finalizzata a rimandare alla fase successiva all’emergenza ogni valutazione aziendale circa l’esistenza (a quella data) di giustificati motivi oggettivi di licenziamento.
Orbene, tali ragioni valgono anche per il licenziamento per inidoneità permanente alla mansione specifica, posto che solo all’esito del superamento della crisi potrà esservi una attuale e concreta scelta del datore di lavoro, in punto di organizzazione o riorganizzazione aziendale e, dunque, anche in punto di ripescaggio del lavoratore in questione.
Quanto poi alla conseguenza della violazione del regime della moratoria dei licenziamenti, a parere del Giudice, essa non può che essere la nullità del recesso, per violazione di una norma imperativa, a nulla rilevando le dimensioni dell’impresa.
Ne derivano la reintegra del lavoratore, la condanna al risarcimento nella misura pari alla retribuzione omessa dalla data del licenziamento a quello dell’effettiva reintegra, nonché la condanna del datore di lavoro al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per tale periodo.