Elenco dei ricercatori scientifici beneficiari delle donazioni deducibili


09 SETT 2019 Con il recente DPCM del 29 luglio sono state individuate le fondazioni e associazioni aventi per oggetto statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica verso le quali è possibile effettuare donazioni deducibili dal proprio reddito.

Sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogante, le liberalità, in denaro o in natura, effettuate da persone fisiche o da enti soggetti all’imposta sul reddito delle società in favore delle fondazioni e associazioni regolarmente riconosciute, aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica.
A tal fine sono state individuate le fondazioni e le associazioni aventi per oggetto statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica alle quali si rendono applicabili le suddette disposizioni.


Start up innovative: investimenti indiretti agevolabili

Con la Risposta a interpello n. 368 del 2019, l’Agenzia delle Entrate ha affermato il diritto degli investitori IRPEF/IRES a fruire delle agevolazioni fiscali per gli investimenti indiretti in start up innovative effettuati tramite sottoscrizioni parziali di un aumento di capitale scindibile non progressivo della società intermediaria che successivamente utilizza i fondi per sottoscrivere l’aumento di capitale in una start up innovativa

DISCIPLINA DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI
Al fine di favorire la nascita e lo sviluppo di imprese start up innovative è riconosciuta:
– una detrazione IRPEF pari al 30 per cento della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investano prevalentemente in start-up innovative; l’investimento massimo detraibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 1.000.000 e deve essere mantenuto per 3 anni a pena di decadenza;
– una deduzione dal reddito dei soggetti passivi IRES (diversi da imprese start-up innovative) peri al 30 per cento della somma investita nel capitale sociale di una o più start-up innovative direttamente ovvero per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio o altre società che investano prevalentemente in start-up innovative; l’investimento massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 1.800.000 e deve essere mantenuto per 3 anni a pena di decadenza.
Per quanto concerne gli investimenti indiretti agevolabili, si intendono società che investono prevalentemente in start-up innovative, quelle che, al termine del periodo di imposta in corso alla data in cui è effettuato l’investimento agevolato, detengono azioni o quote di start up innovative, classificate nella categoria delle immobilizzazioni finanziarie o comunque non detenute per la negoziazione, di valore almeno pari al 70 per cento del valore complessivo delle immobilizzazioni finanziarie iscritte nel bilancio chiuso nel corso dell’anzidetto periodo di imposta, senza tenere conto, a questi fini, degli investimenti effettuati negli incubatori certificati.

IL CASO
Con la Risposta a interpello n. 368 del 6 settembre 2019, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che rientrano tra gli investimenti agevolabili, quali investimenti indiretti in start up innovative, quelli realizzati con la seguente operazione di aumento di capitale scindibile non progressivo mediante sottoscrizioni parziali:
La società ALFA S.R.L. ha deliberato, in data … 2017, un aumento di capitale scindibile non progressivo, di euro …, con sovrapprezzo di euro …; il termine ultimo per sottoscrivere le quote era fissato al 31 dicembre 2018.
In seguito la società ALFA S.R.L. ha aderito all’aumento di capitale deliberato dalla start up innovativa BETA S.R.L., versando alla stessa euro X a titolo di aumento di capitale e sovrapprezzo quote, mediante n. 6 bonifici bancari.
La provvista per l’investimento nella start up innovativa è derivata da sottoscrizioni parziali, mediante bonifici bancari, dell’aumento di capitale sociale deliberato dalla stessa da parte di persone fisiche, per euro Y, alle quali sono direttamente riconducibili i corrispondenti bonifici effettuati dalla società ALFA S.R.L. alla società BETA S.R.L..
L’aumento di capitale della start up innovativa BETA S.R.L. è stato depositato al registro delle imprese in data … 2018.
Nel mese di gennaio 2019, spirato il termine (31 dicembre 2018) per sottoscrivere le quote del proprio capitale, ALFA S.R.L. ha depositato l’elenco dei nuovi soci presso il registro delle imprese e la pratica è stata evasa dal registro delle imprese in data … 2019.


IL PARERE DEL FISCO


Al riguardo l’Agenzia delle Entrate ha precisato che sono agevolati i conferimenti in denaro a fronte dei quali sia la start up innovativa che la società intermediaria, in sede di costituzione o in sede di aumento del capitale sociale, rilevano un incremento della voce del capitale sociale e della riserva sovrapprezzo delle proprie azioni o quote.
Nel caso di specie si realizzano le condizioni per il riconoscimento dei benefici fiscali, per cui la società ALFA S.R.L. è legittimata a rilasciare agli investitori le apposite certificazioni che gli consentiranno di fruire della detrazione IRPEF ovvero della deduzione IRES corrispondente all’investimento.
Con riferimento alla rilevanza temporale, l’Agenzia delle Entrate precisa che i conferimenti rilevanti sono agevolabili nel periodo d’imposta in cui si perfeziona l’aumento di capitale nella start up innovativa.
Nell’operazione sopradescritta, l’investimento nella start up innovativa BETA S.R.L. è stato effettuato da ALFA S.R.L. nel 2018; anche ai fini delle agevolazioni per i soggetti che hanno investito nella società intermediaria (ALFA S.R.L.), assume rilevanza nel periodo d’imposta del deposito dell’attestazione che l’aumento del capitale della start up è stato eseguito ai sensi del codice civile, che risulta essere il periodo d’imposta 2018. Lo stesso anno è assunto come riferimento al fine di verificare la riconducibilità della società intermediaria (ALFA S.R.L.) alle società che investono prevalentemente in start up innovative.


Vendita a terzi in base all’accordo di separazione: esclusa la decadenza dei benefici “prima casa”

Con Risoluzione n. 80/E del 9 settembre 2019, l’Agenzia delle Entrate ha recepito l’orientamento consolidato dalla giurisprudenza ed ha riconosciuto che, anche in caso di vendita a terzi prima del quinquennio, senza l’acquisto dell’abitazione sostitutiva entro un anno, gli ex coniugi non decadono dai benefici “prima casa” fruiti, se la cessione è prevista dall’accordo di separazione omologato dal giudice, finalizzato alla risoluzione della crisi coniugale

IL CASO


Tra le clausole dell’accordo di separazione i coniugi hanno previsto la messa in vendita, prima della decorrenza dei 5 anni dall’acquisto, dell’abitazione familiare, con ripartizione del ricavato nella misura del 50 per cento ciascuno.
Sulla base di detto accordo, dunque, l’immobile acquistato da entrambi i coniugi usufruendo dell’agevolazione “prima casa”, è stato venduto a terzi prima del decorso del quinquennio.
Uno dei coniugi non è nella possibilità economica di acquistare una nuova abitazione entro un anno dalla cessione, pertanto chiede se detta cessione a terzi, in esecuzione di una clausola inserita nell’accordo di separazione, comporti la decadenza dalle agevolazioni “prima casa” fruite per l’acquisto.

PARERE DEL FISCO


In linea generale, nel caso in cui si trasferisca nel quinquennio l’immobile acquistato con le agevolazioni “prima casa” e non si proceda all’acquisto entro l’anno di un nuovo immobile, da destinare ad abitazione principale, si verifica la decadenza dall’agevolazione fruita.
Tuttavia, in termini di agevolazioni per i casi di divorzio o di separazione, è previsto che “tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi ai procedimenti di separazione, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa”.


Con riferimento a tale previsione, la Corte di Cassazione ha affermato i seguenti principi:
– al fine di favorire e promuovere, nel più breve tempo, una soluzione idonea a garantire l’adempimento delle obbligazioni che gravano sui coniugi, rientrano nell’esenzione gli “atti e convenzioni che i coniugi, nel momento della crisi matrimoniale, pongono in essere nell’intento di regolare sotto il controllo del giudice i loro rapporti patrimoniali conseguenti alla separazione o divorzio, ivi compresi gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni immobili all’uno o all’altro coniuge”;
– l’attribuzione al coniuge della casa coniugale in adempimento di una condizione inserita nell’atto di separazione consensuale, non costituisce una forma di alienazione dell’immobile rilevante ai fini della decadenza dei benefici “prima casa”, bensì una forma di utilizzazione dello stesso ai fini della migliore sistemazione dei rapporti tra i coniugi, sia pure al venir meno della loro convivenza (e proprio in vista della cessazione della convivenza stessa); pertanto, il trasferimento al coniuge prima del decorso dei cinque anni per effetto di un accordo di separazione non comporta la decadenza dai benefici fruiti dall’altro coniuge che non provveda all’acquisto di abitazione sostitutiva entro un anno;
– in considerazione della ratio della disposizione agevolativa non può non estendersi l’esenzione anche all’ipotesi nella quale i coniugi si sono determinati, in sede di accordi conseguenti alla separazione personale, a trasferire l’immobile acquistato con le agevolazioni per la prima casa ad un terzo; la norma, infatti, ha portata assolutamente generale, senza alcuna distinzione tra atti eseguiti all’interno della famiglia e atti eseguiti nei confronti di terzi; recuperare l’imposta in conseguenza della inapplicabilità dell’agevolazione fiscale sulla “prima casa” da parte dell’Erario significherebbe sostanzialmente imporre una nuova imposta su di un trasferimento immobiliare avvenuto in esecuzione dell’accordo tra i coniugi e, pertanto, andare palesemente in senso contrario alla ratio della norma agevolativa.
Alla luce dei suddetti orientamenti giurisprudenziali, l’Agenzia delle Entrate ha affermato, in discontinuità con i precedenti orientamenti (circolare 21 giugno 2012, n. 27/E, par. 2.2), che la cessione a terzi di un immobile oggetto di agevolazione “prima casa” anteriormente al decorso del quinquennio, in virtù di clausole contenute in un accordo di separazione omologato dal giudice, finalizzato alla risoluzione della crisi coniugale, non comporta la decadenza dal relativo beneficio qualora il coniuge non proceda all’acquisto di un altro immobile da destinare ad abitazione principale.


Presentazione della dichiarazione dei redditi entro il 2.12.2019


06 SETT 2019 Pubblicato il “pacchetto” dei controlli telematici Isa 2019 (AGENZIA DELLE ENTRATE – Comunicato 05 settembre 2019)

Pubblicato il “pacchetto” dei controlli telematici Isa 2019 che consente l’invio della dichiarazione dei redditi, comprensiva del modello relativo agli indicatori sintetici di affidabilità fiscale, che per il periodo di imposta 2018 può essere presentata fino al 2 dicembre 2019. La compilazione del modello relativo agli indicatori sintetici di affidabilità fiscale può avvenire tramite la funzionalità informatica “Il tuo ISA”.
Si ricorda, inoltre, che i termini di versamento che scadevano dal 30 giugno al 30 settembre 2019 sono stati differiti al 30 settembre 2019 a favore dei contribuenti che esercitano attività per le quali sono stati approvati gli ISA.

Per il reato di omesso versamento delle ritenute serve la prova del rilascio delle certificazioni


La condanna di omesso versamento delle ritenute necessita della prova del rilascio delle certificazioni ai sostituti da parte del datore di lavoro (Corte di cassazione – sentenza n. 36614/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che si è espressa sull’omesso versamento delle ritenute dovuto da problemi di liquidità del datore di lavoro legati ad una crisi settoriale e quindi non derivante da una scelta consapevole.
L’aspetto che nel caso di specie rileva è che in tale crisi settoriale, che aveva determinato la crisi di liquidità, il datore di lavoro ha scelto di destinare le somme disponibili non al pagamento dei debiti tributari, ma al pagamento degli stipendi ai dipendenti ed ha presentato regolarmente il 770.
In merito, i giudici della Corte hanno precisato che al fine di ritenere applicabile il reato dell’omesso versamento delle ritenute, occorre la prova del rilascio ai sostituiti delle certificazioni da parte del datore di lavoro, non essendo sufficiente il semplice modello 770.
Ne consegue che del tutto priva di valore indiziario rispetto alla prova del rilascio delle certificazioni ai sostituiti è la circostanza che il datore di lavoro abbia provveduto al pagamento degli stipendi ai dipendenti, posto che attribuire natura indiziante a detto comportamento, indipendentemente dall’esistenza di altri validi elementi di giudizio a suo carico, porterebbe ad un’inammissibile inversione dell’onere della prova.
Deve essere quindi assolto un imprenditore dall’accusa di omesso pagamento delle ritenute, risultando privo di valore indiziario, il pagamento gli emolumenti ai propri dipendenti e la presentazione del modello 770.

Dinanzi al giudice tributario prova valida con la dichiarazione integrativa tardiva

La dichiarazione integrativa presentata per correggere il maggior debito d’imposta indicato per errore nella dichiarazione orginaria, anche se tardiva e, dunque non ammessa in fase amministrativa, può essere utilizzata validamente in sede processuale, come ausilio per provare l’insussistenza della pretesa tributaria contestata (Corte di Cassazione – Ordinanza 05 settembre 2019, n. 22197)

CASO


L’Agenzia delle Entarte ha emesso la cartella di pagamento nei confronti del contribuente, a seguito del controllo della dichiarazione annuale IVA, contestando il mancato pagamento del debito IVA risultante dalla dichiarazione stessa.
La cartella di pagamento è stata impugnata dal contribuente eccependo l’insussistenza del debito, frutto di un errore di compilazione della dichiarazione, corretto con la dichiarazione integrativa presentata, seppur oltre il termine previsto, prima della notifica della cartella.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso del contribuente sulla base del rilievo che dal quadro VL della dichiarazione integrativa risultavano importi diversi da quelli esposti nella dichiarazione originaria e, che la stessa dichiarazione integrativa era stata presentata oltre i termini previsti dalla legislazione vigente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari rilevando l’errata applicazione del principio consolidato in giurisprudenza riguardo all’emendabilità della dichiarazione.
In caso di errori od omissioni nella dichiarazione (dei redditi, IVA, IRAP), la dichiarazione integrativa può essere presentata non oltre i termini stabiliti ai fini dell’accertamento, se diretta ad evitare un danno per la Pubblica Amministrazione, mentre, se intesa ad emendare errori od omissioni in danno del contribuente, incontra il termine per la presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo.
Al contempo, tuttavia, è stato affermato il principio secondo cui la natura giuridica della dichiarazione fiscale quale mera esternazione di scienza, il disposto dello Statuto del contribuente (secondo cui i rapporti fra contribuente e fisco sono improntati al principio di collaborazione e buona fede), il principio di capacità contributiva, nonché il diverso piano sul quale operano le norme in tema di accertamento e riscossione, comportano l’inapplicabilità in sede giudiziaria delle decadenze prescritte per la sola fase amministrativa, con la conseguenza che il contribuente può opporsi, in detta sede, alla maggiore pretesa tributaria dell’Amministrazione finanziaria.
In particolare, nelle ipotesi di accertamento circa la legittimità della pretesa impositiva, ancorchè fondata sulla base di dati forniti dal contribuente, non può escludersi il diritto dello stesso a contestare il provvedimento impositivo, allegando le circostanze, quali anche errori od omissioni presenti nella dichiarazione, che provano l’insussistenza del credito preteso.
Secondo i giudici della Suprema Corte, ove sia l’Erario ad agire, è nella sede processuale, di impugnazione della cartella di pagamento che liquidi quanto indicato erroneamente in dichiarazione, che il contribuente potrà sempre dar prova dell’errore e ottenere l’annullamento dell’atto impugnato, anche con l’ausilio della dichiarazione di rettifica tardiva.

Riapertura termini per i corrispettivi: la richiedono i commercialisti


05 SETT 2019 Ribadita la richiesta già avanzata a inizio agosto di differimento al 30 settembre 2019 del termine per la trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri del mese di luglio, ritenendo evasivo il no del MEF (CNDCEC – comunicato 4 settembre 2019)

Il Consiglio nazionale dei commercialisti giudica “evasiva” la risposta negativa del MEF alla richiesta, formulata dalla categoria ad inizio agosto in una lettera inviata al primo ministro, di differimento al 30 settembre 2019 del termine per la trasmissione telematica dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri del mese di luglio e chiede ora la riapertura del termine del 2 settembre.
Ad inizio agosto è stato chiesto lo spostamento al 30 settembre dei termini per la trasmissione dei corrispettivi di luglio.
Una richiesta ampiamente motivata dal fatto che la possibilità di trasmettere su base mensile e tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate i corrispettivi, a suo tempo prevista in sede di conversione del DL 34/2019 a causa dei ritardi nella fornitura dei registratori telematici, fissata al 2 settembre per i corrispettivi del mese di luglio, cadeva troppo a ridosso della chiusura feriale degli studi professionali. Questo termine è risultato inopportuno anche per la necessità di familiarizzare con i nuovi servizi messi a disposizione delle Entrate per l’uso del portale nonché per i ritardi nel rilascio degli aggiornamenti dei software gestionali da parte delle case di software.
A fronte di tali criticità, il MEF argomenta il suo rifiuto di proroga semplicemente richiamando la norma che consente l’invio su base mensile dei corrispettivi, ma senza affrontare l’opportunità della data prescelta del 2 settembre. Per tali motivi si richiede necessaria la riapertura del termine del 2 settembre, anche alla luce delle segnalazioni pervenute al Consiglio nazionale dai nostri colleghi, che testimoniano la presenza di molti casi di impossibilità di rispetto di quel termine.


Pronto il codice tributo per agevolazioni ZFU Centro Italia

L’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo da utilizzare tramite modello F24 per fruire delle agevolazioni riconosciute alle nuove imprese e professionisti che si insediano nella ZFU Centro Italia, comprendente i comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016 (Risoluzione n. 78/E del 30 agosto 2019)

Al fine di sostenere la ripresa economica e le ricostruzione dei comuni delle regioni Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dagli eventi sismici che si sono susseguiti a far data dal 24 agosto 2016 è stata istituita la Zona Franza Urbana Sisma Centro Italia.
In favore delle imprese e dei professionisti che intraprendono una nuova iniziativa economica all’interno della ZFU entro il 31 dicembre 2019, ad eccezione delle imprese che svolgono attività appartenenti alla categoria F della codifica ATECO 2007 che alla data del 24 agosto 2016 non avevano la sede legale o operativa nei comuni colpiti dal sisma sono riconosciuti i seguenti benefici fiscali e contributivi:
– esenzione dalle imposte sui redditi del reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca fino a concorrenza, per ciascun periodo di imposta, dell’importo di 100.000 euro riferito al reddito derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca;
– esenzione dall’IRAP del valore della produzione netta derivante dallo svolgimento dell’attività svolta dall’impresa nella zona franca nel limite di euro 300.000 per ciascun periodo di imposta, riferito al valore della produzione netta;
– esenzione dalle imposte municipali proprie per gli immobili siti nella zona franca, posseduti e utilizzati dalle imprese e professionisti per l’esercizio dell’attività economica;
– esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
Per consentire l’utilizzo in compensazione delle suddette agevolazioni, tramite modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE, è istituito il seguente codice tributo:
– “Z162” – denominato “ZFU CENTRO ITALIA – Agevolazioni alle imprese e ai titolari di reddito da lavoro autonomo per riduzione versamenti – art. 1, comma 759, lettera a), della legge n. 145/2018”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il codice tributo “Z162” deve essere esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi di restituzione del beneficio, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” deve essere valorizzato con l’anno d’imposta per il quale è riconosciuta l’agevolazione, nel formato “AAAA”.

Iva da applicare sulla gestione di una discarica affidata dal Comune


Il servizio di gestione post-operativa, sorveglianza e controllo di una discarica per rifiuti che una società si impegna a realizzare nei confronti del Comune è soggetta a IVA (Agenzia Entrate – risposta n. 363/2019).

Il chiarimento arriva direttamente dall’Agenzia delle Entrate che, relativamente al caso di specie si è rifatto a quanto indicato nel decreto Iva e a precedenti documenti di prassi emanati dalla stessa Agenzia.


In particolare il Fisco chiarisce che il conferimento del servizio di gestione post-operativa di una discarica da parte del Comune si caratterizza per la sussistenza del presupposto oggettivo, intercorrendo tra le parti un rapporto giuridico sinallagmatico con la sussistenza di rispettivi obblighi e/o doveri.
In tal senso, le somme che il Comune dovrà versare alla Società affidataria del servizio dovranno essere assoggettate ad IVA in quanto costituiscono il corrispettivo per il servizio di gestione post-operativa dell’impianto reso dalla medesima Società in house.
Pertanto, il servizio che la Società si impegna a realizzare nei confronti del Comune debba considerarsi rilevante agli effetti dell’IVA, per la sussistenza sia del requisito soggettivo sia di quello oggettivo.


Eventi sismici: minori entrate relative all’ICP, al CIMP, alla COSAP


05 SETT 2019 Le minori entrate relative all’applicazione delle esenzioni dall’ICP, dal CIMP, dalla TOSAP e dal COSAP sono determinate facendo riferimento alle somme accertate contabilmente per l’esercizio 2018 per le medesime fattispecie imponibili divenute esenti (MEF – Decreto 14 agosto 2019).

Sono state individuate le modalità di applicazione dell’esenzione dal pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità (ICP) e del canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP), relativamente alle insegne di esercizio, nonché della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (TOSAP) e del canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) per le attività commerciali e di produzione di beni o servizi aventi sede legale od operativa nei comuni interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016.
Per insegna di esercizio si deve intendere la scritta in caratteri alfanumerici, completata eventualmente da simboli e da marchi, realizzata e supportata con materiali di qualsiasi natura, installata nella sede dell’attività cui si riferisce o nelle pertinenze accessorie alla stessa, ed avente la funzione di indicare al pubblico il luogo di svolgimento dell’attività economica. L’insegna può essere luminosa sia per luce propria che per luce indiretta.
L’imposta sulla pubblicità non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati. I comuni possono prevedere l’esenzione dal pagamento dell’imposta per le insegne di esercizio anche di superficie complessiva superiore al predetto limite di cinque metri quadrati.
Le esenzioni dal pagamento dell’ICP, del CIMP, della TOSAP e del COSAP si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2020.
Le minori entrate relative all’applicazione delle esenzioni dall’ICP, dal CIMP, dalla TOSAP e dal COSAP sono determinate facendo riferimento alle somme accertate contabilmente per l’esercizio 2018 per le medesime fattispecie imponibili divenute esenti.
Le minori entrate sono comunicate dagli enti locali al Dipartimento delle finanze, esclusivamente a mezzo di posta elettronica certificata, con termini e modalità che saranno determinati con provvedimento del direttore generale delle finanze. Non sono ritenuti validi i dati inviati o già inviati con modalità diverse.
Con riferimento all’annualità 2019, il Ministero dell’interno eroga con decreto dirigenziale un acconto sulla base delle stime elaborate e trasmesse dal Ministero dell’economia e delle finanze tenendo conto dei dati di rendiconto dell’ultimo anno disponibile per un ammontare complessivo non superiore al quaranta per cento delle risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’interno.
L’importo dovuto per gli anni 2019 e 2020 è determinato dal Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base di una metodologia condivisa con l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), tenendo conto delle comunicazioni, della loro coerenza con le risultanze contabili dell’ultimo anno disponibile e nei limiti delle risorse allo scopo iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’interno.
Il Ministero dell’economia e delle finanze comunica al Ministero dell’interno gli importi dovuti per gli anni 2019 e 2020 e il conguaglio, anche negativo, per l’anno 2019, al netto di quanto già erogato. Conseguentemente, il Ministero dell’interno eroga con decreto dirigenziale il saldo ancora dovuto per l’anno 2019 ovvero provvede al recupero delle somme in caso di conguaglio negativo. Sulla base di tale comunicazione, il Ministero dell’interno eroga con decreto dirigenziale le somme dovute per l’anno 2020. In caso di incapienza delle somme stanziate l’erogazione dei rimborsi è effettuata in misura proporzionale.